Scambiarono un ictus per una sbronza, 24enne rimase paralizzata: ora il Policlinico chiede i danni ai medici

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Immagine di repertorio.
Nel 2015 una 24enne fu colpita da un ictus che venne scambiato per una sbronza dai medici e rimase paralizzata. Ora la Corte dei conti ha disposto una consulenza, nell’ambito del giudizio sollecitato dal Policlinico di Bari, che ha risarcito la donna, per valutare se i medici coinvolti dovranno pagare il danno erariale conseguente al caso.

Nel luglio 2015 una ragazza di 24 anni si presentò al pronto soccorso del Policlinico di Bari con un forte mal di testa e difficoltà a esprimersi, sintomi che i medici attribuirono a uno stato di ebrezza causato da un eccessivo consumo di alcol. Si trattava invece di un ictus e a causa di quel ritardo diagnostico Patrizia Minerva è rimasta tetraplegica.

Da 11 anni la donna è vigile e cosciente, ma quasi interamente paralizzata, e può esprimersi solo con un puntatore laser. Il caso della 35enne, racconta La Gazzetta del Mezzogiorno, è arrivato alla Corte dei conti che ha disposto una consulenza medico-legale per valutare se i medici coinvolti dovranno pagare il danno erariale conseguente al caso.

Il Policlinico nel 2020 ha disposto alla famiglia della donna oltre un milione di euro di risarcimento, riconoscendo le proprie responsabilità. Stando a quanto ricostruito, la donna fu lasciata in pronto soccorso per tre ore e 20 minuti.

Solo dopo la lunghissima attesa venne effettuata una risonanza e i sanitari aspettarono anche i risultati degli esami tossicologici. Inoltre, omisero il mezzo di contrasto perché la ragazza "era agitata", e così non si accorsero dell’ictus in corso.

Il processo penale aveva visto coinvolti l’ex direttore del reparto di Neurologia Vito Covelli, la neuroradiologa Liboria Garofalo, le neurologhe Maria Roca e Beatrice Pastore. La Procura gli aveva contestato di aver sottovalutato i sintomi della donna.

Il procedimento si è concluso con l’assoluzione di tre medici in primo grado e la condanna a tre mesi per Roca, poi annullata in Appello a causa della prescrizione. Il Policlinico, senza attendere l’esito della causa civile, nel 2020 ha ammesso i propri errori e risarcito la famiglia della donna.

Per poi chiedere i danni a coloro che sono stati ritenuti responsabili della catena di errori. La vicenda è arrivata quindi alla Corte dei conti che ha dichiarato ammissibile la citazione avanzata dalla Procura e disposto la consulenza tecnica d’ufficio da depositare entro 6 mesi.

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