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Runner morti nel sonno, svolta nell’inchiesta su Anna Zilio: si indaga per omicidio colposo

La Procura di Verona ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per la morte di Anna Zilio, la runner di Marano Vicentino trovata senza vita a 39 anni nella sua casa lo scorso 13 ottobre: via alla richiesta di accertamenti tecnici irripetibili medico tossicologici.
A cura di Ida Artiaco
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Svolta nelle indagini sulla morte di Anna Zilio, la runner di Marano Vicentino trovata senza vita a 39 anni nella sua casa lo scorso 13 ottobre. La Procura di Verona – come riporta il quotidiano L'Arena – ha infatti aperto un fascicolo per omicidio colposo in concorso al momento contro ignoti, dopo averne aperto un primo per falso nei certificati medici. Lunedì prossimo la pm Silvia Facciotti conferirà l’incarico alla dottoressa Donata Favretto, professore associato in tossicologia forense dell’Università di Padova, per accertamenti tecnici irripetibili medico tossicologici, sui campioni di sangue prelevati dal cadavere della donna durante l’autopsia.

Da qui emergerà se l'atleta avesse o meno assunto alcuni farmaci prima del decesso, benché in casa siano stati rinvenuti solo integratori, magnesio e potassio e la stessa famiglia escluda categoricamente l'ombra del doping.

Inizialmente si era pensato che la morte di Zilio, atleta professionista, fosse stata dettata da cause naturali. Ma il fatto che fosse sempre stato un soggetto sportivo, ha spinto gli inquirenti a chiedere approfondimenti per verificare quanto successo. Così, la pm aveva disposto l’accertamento diagnostico post mortem, mentre la squadra Mobile ha iniziato le indagini.

La polizia dunque era andata a ritroso, nell’analisi delle certificazioni mediche che ogni atleta che partecipa a gare deve presentare, ma era emerso che i certificati di Zilio inseriti nella piattaforma Fidal (Federazione italiana atletica leggera), avevano le date modificate. Gli agenti hanno poi controllato lo studio indicato dai timbri e il medico ha confermato l’autenticità di un documento del 2021, ma ha negato di aver rilasciato gli altri, dei quali non c’era traccia nei suoi archivi. Nel 2021 la donna era stata costretta a interrompere l'attività sportiva per alcuni problemi medici.

"La famiglia in questo momento è travolta da un dolore indicibile, difficile da comprendere dall'esterno. È chiusa in un silenzio di sofferenza per la morte di Anna e fortemente preoccupata per l'inchiesta che si sta conducendo, che impone di riaprire quella ferita quasi quotidianamente", ha detto all'ANSA Marco Pezzotti, l'avvocato che assiste la famiglia di Anna Zilio. La famiglia, ha sottolineato il legale, "è in attesa, avendo piena fiducia nei confronti della Procura della Repubblica, che si faccia piena luce sulle circostanze che abbiano determinato o contribuito a determinare il decesso di Anna".

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Intanto, continuano anche le indagini disposte dalla Procura di Vicenza sul decesso di Alberto Zordan, 48 anni, anche lui runner professionista e suo compagno di squadra nella Team Km Sport, nella sua casa nel Vicentino, morto solo due settimane dopo la Zilio. Nel suo caso, però, pare sia sempre stato in regola con i certificati medici. Come abbiamo visto, le due morti sono avvenute a meno di tre settimane di distanza l'una dall'altra con le stesse modalità, un malore nel sonno. Questa è l'unica coincidenza che si aggiunge alla comune iscrizione alle stessa società sportiva. Su entrambe le vittime è stato eseguito un esame diagnostico con il prelievo di tessuti, che saranno analizzati. I magistrati hanno chiesto nello specifico un approfondimento sui liquidi biologici.

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