Roma, business dei funerali: indagati anche politici e dirigenti dell’Asl
Si dice che se c'è un lavoro destinato a resistere alla crisi economica è quello di impresario di pompe funebri. Ed è vero, soprattutto se si scopre che il business può essere di gran lunga più florido delle aspettative. A Roma – nell'ambito dell'inchiesta Caronte – i carabinieri hanno scoperto che a guadagnare sui decessi era un gran numero di persone e, tra loro, persino politici di spicco, dirigenti della sanità e ovviamente impresari di pompe funebri. Le indagini hanno dimostrato che intorno al business delle sepolture "banchettavano" 29 persone, ora iscritte el registro degli indagati con le accuse di associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso, e scambio elettorale politico-mafioso. Funzionava così: alcuni impresari di pompe funebri davano mazzette a politici e dirigenti dell'Asl in cambio della gestione delle camere mortuarie degli ospedali del Lazio. I decessi, infatti, per l'80% ormai si verificano all'interno delle strutture ospedaliere e va da sé che gestire la camera mortuaria permette di avere un notevole vantaggio nei confronti delle altre imprese. Non solo: i vantaggi si moltiplicano se si può dire di essere "convenzionati con l'ospedale", praticando anche tariffe sensibilmente più basse grazie alle forniture provenienti dall'Africa o dalla Cina. Il giro d'affari è sostanzioso: al Pertini, ad esempio, nel 2011 ci sono stati 993 decessi, per un totale di quasi due milioni di euro di business.
La torta, come è evidente, è molto ricca. Così alcuni impresari di pompe funebri, politici e dirigenti hanno creato un vero e proprio sodalizio criminale "di tipo mafioso" con "ruoli, compiti e mansioni ben precisi in relazione a una molteplicità di soggetti alcuni dei quali già coinvolti in pregresse attività investigative". L'obiettivo, secondo la Procura, era quello di spartirsi il mercato fiorente in Tutto il Lazio (Roma compresa).
Nel registro degli indagati sono stati iscritti l'ex senatore Domenico Gramazio, suo figlio Luca Gramazio, consigliere alla regione Lazio di Forza Italia, Giordano Tredicine, ex vicecapogruppo del Pdl inel Comune di Roma, Marco Visconti, ex consigliere della Capitale, Maurizio Brugiatelli, coordinatore de La Destra di Anzio, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, Patrizio Placidi, ex vice sindaco di Anzio. Ma ad essere finiti nei guai sono stati anche dirigenti sanitari di spicco, come Vittorio Bonavita, Giovanni Bertoldi, Antonino Gilberto, Luigi Macchitella, Roberto Noto, Diamante Pacchiarini ed Elisabetta Paccapelo.