Ritorno a scuola, il Comune di Crespino non prevede lo scuolabus per i bambini: “Ora in tanti rischiano l’abbandono”

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Il Comune di Crespino non ha previsto la spesa per lo scuolabus destinato al trasporto degli studenti dal paese a quello limitrofo di Guarda Veneta, distante circa 8 km. La legale Angela Zambelli, incaricata da alcuni genitori, lo diffida: “Leso il diritto allo studio”

Tra pochi giorni, i bambini e i ragazzi del Veneto torneranno tra i banchi, ma per alcune famiglie il rientro a scuola sarà più difficile: a Crespino, comune che conta almeno 1600 abitanti, molti genitori si sono ritrovati a non poter contare sul servizio del trasporto scolastico. Non c'è lo scuolabus, in poche parole, e così è scattata la diffida al Comune, il cui consiglio è stato sciolto a luglio dal Prefetto di Rovigo. Dal 24 agosto, l'incarico è stato affidato al commissario prefettizio Antonio Cutroneo, affiancato dal subcommissario vicario Tommaso Taverriti.

Più di 20 famiglie quest'anno non potranno contare sul servizio scuolabus e per i genitori con i figli in età scolare che lavorano, si tratta di un ostacolo quasi insormontabili. La famiglia di una bambina iscritta alla scuola primaria di Guarda Veneta hanno deciso di procedere per vie legali.

Con un protocollo d'intesa siglato anni fa dai due comuni limitrofi, è stato creato un unico plesso scolstico: i bambini di Crespino devono raggiungere Guarda per frequentare i primi due anni di elementari, mentre le altre tre classi si tengono a Crespino. In virtù dell'intesa, assicurare il trasporto tra i due centri è un servizio indispensabile.

"Il Comune di Crespino non aveva inserito nel bilancio di previsione la spesa per il trasporto pubblico scolastico. Non è stato emesso alcun bando e non è stata condotta neppure alcuna ricerca per capire quante famiglie potessero aver bisogno di quel servizio che è fondamentale per permettere ai bambini di frequentare le scuole, in virtù anche del protocollo d'intesa siglato anni fa – spiega a Fanpage.it l'avvocata Angela Zambelli -. I genitori contano sullo scuolabus, anche iscrivendo i loro figli qui investono sul territorio. La scuola più vicina per Crespino è a 7 o 8 km dal comune, non tutti hanno la possibilità di raggiungerla con i propri mezzi perché tanti genitori lavorano o magari non hanno l'auto". Per questo motivo, la legale ha diffidato il Comune, chiedendo formale riscontro e l'attivazione del servizio entro 10 giorni. In caso contrario, si riserva il ricorso al Tar e l'azione risarcitoria.

"Specifico che per le famiglie di bambini disabili, il trasporto deve essere gratuito – sottolinea Zambelli -. Il Comune non può non rispondere e deve garantire un servizio parallelo. Se si può fare qualcosa? Certo. La nostra diffida è stata avanzata in data 24 agosto, le scuole iniziano il 10 settembre: per ora non abbiamo ricevuto notizie e in qualità di legale sono anche stata più volte ‘rimbalzata' da un ufficio all'altro della Prefettura. Il servizio scuolabus potrebbe almeno essere attivato in corso d'opera, magari da ottobre".

"In questo modo – continua Zambelli – si pregiudica il diritto allo studio dei bambini di Crespino. Quando si dice che questi comuni sono destinati a diventare località fantasma, è vero: se non viene garantito un diritto importante come quello di frequentare la scuola, cos'altro resta ai cittadini?" Secondo l'avvocata, le famiglie che normalmente richiedono il servizio scuolabus sono almeno 20. "Il problema tocca anche le scuole medie, perché gli studenti di Crespino hanno una prima e una terza media, ma la classe seconda non siamo riusciti a formarla perché non viene garantito il servizio trasporto".

La questione del trasporto scolastico interessa anche bambini più fragili, provenienti da realtà molto esposte all'abbandono scolastico. "Ci sono molti minori appartenenti a minoranze o comunità come quelle nomadi. Senza il trasporto, questi bambini rischiano di non frequentare la scuola perché nessuno li accompagnerebbe. Una società civile non può permetterlo".

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