Sfoltire le carceri con amnistia e indulto, subito. Per evitare la diffusione del Coronavirus nelle carceri, specie tra quelle sovraffollate, molti Paesi stanno rilasciando i detenuti. Persino l’Iran rilascerà più di 54mila detenuti negativi al test Coronavirus e con pena residua da scontare non superiore a cinque anni. E in Italia, “vogliamo fare qualcosa?”, così ha scritto qualche giorno fa Rita Bernardini in un messaggio via Whatsapp al Ministro della Giustizia Bonafede per scongiurare un’epidemia che, come spiegato altrove, se scoppiasse, sarebbe drammatica, vista l’impossibilità di disporre di eventuali quarantene all’interno delle carceri, dove i posti di isolamento scarseggiano o mancano del tutto. Misure urgenti e necessarie, tanto più che attualmente in Italia ci sono più di 8.000 detenuti che devono scontare da 1 giorno a 12 mesi e altrettanti da 1 a 2 anni come pena residua.

On. Bernardini, cosa le ha risposto il Ministro Bonafede?

Per ora nulla di concreto, l’avevo anche invitato a intervenire ieri a Radio Radicale, l’emittente è molto seguita dai detenuti e le loro famiglie, avrebbe giovato al clima teso di questi giorni, ma dopo tentennamenti, ha mandato Francesco Basentini, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Lui però rappresenta la parte amministrativa, il Ministro avrebbe potuto dire qualcosa di più preciso.

Perché chiedete amnistia e indulto?

In uno Stato democratico, vista l’emergenza del Coronavirus, l’amnistia e l’indulto sarebbero provvedimenti necessari. Già prima dell’epidemia, i tribunali si lamentavano dei milioni di processi pendenti, l’amnistia ora serve a decongestionare l’afflusso di pubblico presso i Palazzi di Giustizia, soprattutto  nei Tribunali nella fase dibattimentale, pensiamo soltanto ai testimoni, e alle persone terze che vengono coinvolte. L’indulto invece serve a diminuire la popolazione carceraria, già oltre il limite della legge. In alcune carceri italiane il sovraffollamento ha picchi del 200%. Parliamo di carceri illegali.

State avendo sostegno dai politici italiani?

Tranne il solito Roberto Giachetti, che pur essendo ora di Italia Viva non ha mai smesso di appoggiare le lotte dei Radicali, nessuno.

Eppure anche alcuni rappresentati della magistratura e dell’amministrazione penitenziaria chiedono amnistia e indulto.

Questo dimostra che sono misure di buon senso, al di là delle posizioni personali o politiche. Anche l’ex vice capo del Dipartimenti dell’amministrazione penitenziaria, Massimo de Pascalis, è sulla nostra stessa lunghezza d’onda. (Ndr. al telefono con Fanpage de Pascalis si dice preoccupato e favorevole sia all'amnistia che all'indulto, “bisogna prevenire l'epidemia, non cercare rimedio dopo”).

Amnistia e indulto richiedono comunque tempo, cosa si può fare nell’immediato?

Ricorrere alle misure alternative, aumentare la detenzione domiciliare, tenendo presente che 16mila detenuti hanno una pena residua inferiore ai due anni. Un’altra misura sarebbe la liberazione anticipata speciale, oggi di 45 giorni, ripristinarla a 75 alleggerirebbe le carceri.

Come commenta le rivolte nelle carceri?

Mi appello ai detenuti e alle loro famiglie, chiedo di restare calmi, la violenza deve essere assolutamente bandita, anche perché controproducente. Se ci sono disposizioni nazionali di evitare assembramenti, invito i parenti a non ammassarsi fuori dalle carceri, è nell’interesse di tutti, anche dei loro cari dentro le carceri. Dopodiché il ministro, l’amministrazione penitenziaria, i garanti dei detenuti, tutti devono deve aprire al dialogo con chi sta in carcere, bisogna parlarci, non si può risolvere tutto con un decreto e delle circolari.

Quali segnalazioni state ricevendo da parte dei detenuti?

In alcune carceri si è deciso di bloccare le visite dei familiari e la ricezione dei pacchi di biancheria pulita e alimenti per i detenuti. Si sta compensando con videochiamate via Skype. Ieri ho chiesto a Francesco Basentini il numero delle carceri dotate di postazioni telematiche ma non ha saputo rispondermi. A occhio saranno il 40% le carceri dove i detenuti possono usare Skype.

Cosa avrebbe fatto Marco Pannella ora?

Non mi azzardo a dire, la fantasia di Pannella era infinita. Avrebbe sicuramente ripetuto “dialogo, dialogo, dialogo!”, con tutti, inclusa la polizia penitenziaria. Pannella è sempre stato capace di dialogare, convincendo anche gli operatori penitenziari sulle lotte che andavano fatte. Tutte lotte pacifiche, mai violente. Questo patrimonio di non violenza è stato dimenticato, perfino snobbato dalle forze politiche italiane, ma è un patrimonio immenso che va ripreso in mano subito, altrimenti ci sono le rivolte.