6 Settembre 2021
15:53

Risarcimento da un milione per una paziente dell’ospedale di Pisa: operazione agli occhi un disastro

Una donna della provincia di Pisa venne operata agli occhi una ventina di anni fa ma – anziché guarire dalla malattia che l’affliggeva – è diventata quasi completamente cieca. Per questo il Tribunale Civile di Pisa le ha riconosciuto un risarcimento di un milione di euro. L’intervento chirurgico a cui venne sottoposta fu infatti superfluo.
A cura di Davide Falcioni
Immagine di repertorio
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Un milione di euro. A tanto ammonta il risarcimento riconosciuto dal Tribunale Civile di Pisa a una donna sottoposta più di vent'anni fa a un azzardato intervento chirurgico che anziché risolvere il suo problema di salute lo ha ulteriormente aggravato, causandole uno stato di quasi cecità. La vittima – una pensionata della Val di Cecina – all'epoca dei fatti aveva 50 anni e non venne debitamente informata dei rischi che correva: era il luglio del 2001 e da quel momento in poi le condizioni di salute della paziente sono via via peggiorate impedendola di compiere numerose attività che in precedenza invece riusciva a seguire senza difficoltà. A emettere la sentenza di condanna – dopo un lungo processo iniziato nel 2010 – è stata la giudice Santa Spina e, come rivela anche Il Tirreno,  l'azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) sarebbe intenzionata a pagare ed evitare l’impugnazione in appello.

La donna venne ricoverata nel luglio del 2020 nel reparto di endocrinologia dell'ospedale Santa Chiara di Pisa perché accusava tremori, bruciore agli occhi e lacrimazione. Diabetica, obesa e con una disfunzione alla tiroide e problemi alla vista, i medici le prospettarono un intervento chirurgico di "orbitotomia decompressiva" con lo scopo di salvarla dalla cecità; il risultato ottenuto fu però opposto rispetto a quello pronosticato. Per la giudice Spina, infatti, "dall’esecuzione dell’intervento derivava per la signora sul piano campimetrico un gravissimo deficit del campo visivo, sul piano oftalmoscopico pallore del nervo ottico e sul versante neurofisiologico segni compatibili con una compromissione parziale del nervo ottico".

Per il consulente tecnico del giudice, un medico legale di Careggi, "il quadro clinico offerto non rivestiva una gravità tale da rendere indicato l’intervento di decompressione orbitale eseguito". Insomma, usare il bisturi non fu affatto la scelta migliore e "il rilevato profilo di colpa professionale, correlabile con la esecuzione di un intervento non indicato e non proporzionato al quadro clinico della paziente, peraltro effettuato in assenza di consenso validamente acquisito, sono da ascrivere importanti postumi a carico dell’apparato visivo costituenti un danno biologico, onnicomprensivo degli esiti cicatriziali al volto e dei riflessi negativi degli stessi sugli aspetti socio-relazionali della (omissis, ndr) globalmente stimabile in misura pari all’80 per cento".

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