Rifiuta nozze combinate in Pakistan, la 29enne arrivata a Trieste per un dottorato: “Gli zii vogliono uccidermi”
Le nozze sono pronte, ma Ayesha (nome di fantasia, ndr) non ha intenzione di tornare in Pakistan da Trieste per sposare un uomo che non conosce. A raccontare la storia della ricercatrice 29enne è il quotidiano Il Piccolo. La giovane è arrivata in Italia due anni fa per un dottorato in un centro di ricerca. È qui che vorrebbe restare per lavorare e costruirsi un futuro. Suo marito, racconta, non lo ha mai visto neppure in foto.
A volerle imporre il matrimonio, spiega, sarebbero gli zii, che l'hanno minacciata di morte in caso di rifiuto. Al quotidiano ha raccontato di aver subito violenza fisica e abusi psicologici fin da bambina da parte dei parenti. "Sono i miei zii a gestire la casa e a comandare – ha sottolineato – e i membri della mia famiglia materna hanno sempre cercato di controllare la mia vita".
Con il trasferimento in Italia, la 29enne è riuscita a sottrarsi al controllo della famiglia. "Tutto grazie al sostegno di un insegnante, ma gli zii non considerano appropriato il mio trasferimento. Mia madre ha appoggiato la mia scelta e quando lo hanno scoperto, hanno cercato di strangolarla. Mio nonno l'ha difesa, ma hanno aggredito anche lui".
Allo scadere del secondo anno in Italia, Ayesha ha paura del rientro e del matrimonio combinato. "Non ho mai visto quest'uomo, non so il suo nome o la sua età. Potrei conoscerlo il giorno delle nozze per la prima volta. Dire di no in Pakistan non è un'opzione: in alcune famiglie un rifiuto è una condanna a morte. I miei zii mi hanno detto che in quel caso mi uccideranno. Una conoscente si è opposta perché amava un altro e i parenti le hanno tagliato la gola".
La 29enne vorrebbe chiedere asilo in Italia. "Qui non mi sento in pericolo, mi piacerebbe restare – racconta – potrei anche andare in Canada o negli Usa, ma sto valutando. Nel mio futuro vedo sicuramente una famiglia e dei figli, ma al momento sono concentrata sugli studi. Per superare i miei traumi, sto seguendo un percorso psicologico".