Vandali nei bivacchi delle Dolomiti, strappati i libri: “Vergognatevi, ci rimette chi ne ha bisogno”
Qualcuno ha strappato le pagine dei libri dei bivacchi, i quaderni lasciati a disposizione degli escursionisti per registrare il proprio passaggio, lasciare una firma o un pensiero. Un gesto apparentemente inspiegabile che, in alta montagna, può avere conseguenze tutt'altro che banali. È quanto denunciato dal Cai dopo alcuni episodi avvenuti nei bivacchi del gruppo delle Marmarole, sulle Dolomiti bellunesi, dove sono stati danneggiati anche alcuni arredi.
A finire nel mirino sono state le strutture Fratelli Toso, accanto al rifugio Tiziano sul Col di Vallonga, e Musatti, nei pressi delle Meduce di Fuori, entrambe nel territorio di Auronzo di Cadore. Danneggiato anche il bivacco Voltolina, nella Val de Mez, a San Vito di Cadore. Tutti e tre appartengono alla sezione del Cai di Venezia e si trovano a oltre duemila metri di quota, lungo un percorso dell'Alta Via numero 5 delle Dolomiti particolarmente impegnativo e isolato.
"Vergognatevi": il Cai denuncia i vandalismi nei bivacchi
A rendere pubblica la vicenda è stata la sezione cadorina del Cai di Auronzo di Cadore, che sui social ha accompagnato la denuncia con un secco "Vergogna". Secondo quanto riferito dall'associazione, nei giorni scorsi sono state strappate le pagine dei libri presenti all'interno di diversi bivacchi. Non è chiaro chi abbia compiuto i vandalismi né quale sia stato lo scopo, anche se il Cai ipotizza che quei fogli possano essere stati utilizzati per alimentare un fuoco.
Il problema, però, non riguarda soltanto il danno materiale. I libri dei bivacchi possono infatti rappresentare uno strumento utile anche per chi deve intervenire in caso di emergenza. "Sono pagine oltremodo preziose per noi soccorritori", spiegano dall'ambiente del soccorso alpino, soprattutto quando bisogna cercare una persona in zone dove il segnale telefonico può essere intermittente o completamente assente.
Il Cai di Auronzo ha quindi voluto ricordare la funzione di queste strutture:
Un bivacco è un luogo di ricovero emergenziale e spartano, non un rifugio, un punto di arrivo o un luogo dove fare festa".
E proprio il ripetersi di episodi di questo tipo rischia di avere conseguenze per tutti gli escursionisti. "Con questi continui comportamenti, sempre più frequenti, poi non bisogna lamentarsi se i bivacchi vengono progressivamente chiusi, smantellati o resi accessibili solo su prenotazione o a pagamento. Ci rimette chi ne ha davvero bisogno", sottolinea il Cai.
Materassi gettati fuori e porte danneggiate: "Non sappiamo più cosa fare"
Quello dei libri strappati non sarebbe infatti un episodio isolato. Il presidente del Cai di Venezia, Daniele Bortolozzi, parla di un fenomeno che sta interessando diverse strutture del Veneto e che l'associazione sta cercando di affrontare insieme alle altre sezioni regionali.
"Il vandalismo è una cosa vergognosa che succede in tutti bivacchi. Del fenomeno ci stiamo occupando con tutti i presidenti del Cai del Veneto. Di fronte alla gravità del fenomeno stiamo cercando di muoverci insieme per denunciare l'accaduto, anche all'autorità giudiziaria. Non è successo solamente al Musatti e al Fratelli Toso, ma anche in altri bivacchi del Veneto. Giorni fa ci è giunta la notizia che hanno vandalizzato il nostro Voltolina e che hanno addirittura gettato fuori della struttura i materassi. Non sappiamo più cosa fare".
Il Musatti, in particolare, sarebbe stato già danneggiato più volte. "Lo scorso autunno abbiamo dovuto far riparare una finestra rotta, la porta che era stata scardinata, i materassi in condizioni deplorevoli. Due anni fa la porta lasciata aperta con l'entrata di animali", racconta Bortolozzi.
Tra le ipotesi per cercare di proteggere le strutture c'è anche quella di limitare l'accesso, magari attraverso prenotazioni o consegna delle chiavi. Una soluzione che però il presidente del Cai di Venezia non considera adatta alla funzione stessa dei bivacchi: "I bivacchi servono per l'emergenza, quindi devono essere sempre accessibili, altrimenti la loro esistenza non avrebbe più senso".
Per questo l'associazione sta valutando una scelta ancora più drastica: "Stiamo pensando invece a togliere tutto l'arredamento interno, materassi e coperte compresi". Una decisione che finirebbe inevitabilmente per penalizzare chi affronta la montagna nel rispetto delle regole e che, in caso di necessità, potrebbe avere bisogno proprio di quel ricovero.