Ritorna dal Congo e ha i sintomi sospetti dell’Ebola: dopo giorni in isolamento è stata esclusa l’infezione
Un uomo per alcuni giorni si è trovato in isolamento per un caso sospetto di Ebola. Era rientrato da poco in Trentino dopo un viaggio nella Repubblica democratica del Congo e ha subito manifestato i sintomi del virus. Immediatamente per la persona è scattato il protocollo da parte dell'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino per l'isolamento nella sua abitazione come è richiesto in questi casi. Il paziente comunque è stato giudicato fin da subito a basso rischio. Tutti gli accertamenti fatti sull'uomo sono stati inviati per essere analizzati all'ospedale Luigi Sacco di Milano: fortunatamente in queste ultime ore è arrivata la conferma che i test sono risultati negativi, rientrati quindi i sospetti.
L'assistenza ospedaliera del Trentino aveva spiegato così il caso: "Un adulto recentemente rientrato dalla Repubblica democratica del Congo ha manifestato sintomi compatibili con il virus Ebola. Sintomi che, secondo le direttive del ministero della Salute, richiedono l'applicazione delle procedure operative di gestione dei casi sospetti. La persona interessata è al momento in isolamento nella sua abitazione e ritenuta a basso rischio". Precisando inoltre che "l'attivazione del protocollo rappresenta una misura prevista dalla rete di sorveglianza sanitaria e non costituisce in alcun modo una conferma di infezione. Si ricorda inoltre che la trasmissione avviene solo per contatto diretto con sangue, secrezioni, o altri fluidi corporei della persona infetta". Poi l'arrivo degli esiti negativi: quindi è stata esclusa l'infezione.
In qualsiasi caso purtroppo l'epidemia di Ebola in Congo sta causando seri problemi. Medici Senza Frontiere nei suoi report spiega che sul territorio non c'è un supporto adeguato per contenere la malattia tanto che si conta un decesso ogni mezz’ora circa. Medici Senza Frontiere precisa che "questa epidemia è diventata la più grande e mortale nella storia del paese e continua a diffondersi a un ritmo allarmante tra comunità che ogni giorno devono già affrontare conflitti, violenze, sfollamenti, fame e altre emergenze sanitarie".