un presunto farmaco che permette di eludere gli effetti dell alcol

Se vi dicessimo che esiste un farmaco in grado di eludere i controlli etilometrici grazie alla semplice inalazione di uno spray? Un miracolo delle scienze mediche, l'ultima trovata nel campo della farmaceutica, questo Rednoze: «il primo nebulizzatore che protegge la privacy di chi è in stato di ebbrezza», si legge sul sito ufficiale che pubblicizza il medicinale. E non è un caso se, non appena la notizia si è diffusa in Rete, sono arrivate oltre 30mila richieste da parte di quelle persone che, convinte anche dal filmato in cui il viene spiegato come gli scienziati sono arrivati alla creazione del farmaco, non vedevano l’ora di mettere le mani sul Rednoze.

Ma ciò non è possibile perché il Rednoze non esiste. Non c’è nessuno spray prodigioso in grado di “proteggere la privacy” di chi è ubriaco. Siamo infatti di fronte ad un' operazione, piuttosto ardita, di guerrilla marketing. E' stato la onlus Modavi (Movimento delle Associazioni di Volontariato) a lanciare la provocatoria campagna di sensibilizzazione e prevenzione all'abuso dell'alcol e all'uso di droghe. «Non ci sono scorciatoie. Fai guidare la tua intelligenza», è lo slogan, quello vero, utilizzato da Modavi. Un'operazione che ci induce a ricordare una volta in più i numeri annuali delle vittime sulla strada per l' abuso nell’assunzione di alcol: 30.000 morti.

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La trovata Rednoze non è piaciuta a tutti

Un'operazione sicuramente discutibile nella forma e qualcuno infatti si è trovato molto allarmato, come dimostrano i pesanti commenti, di chi ha preso la storia fin troppo sul serio, ai due video postati su YouTube dall'associazione promotrice del Rednoze. Alla schiera degli indignati appartiene pure Repubblica. Del resto, i fatti hanno assunto una certa risonanza mediatica quando è stato pubblicato il pezzo a firma di di Vincenzo Borgomeo intitolato "Spray anti alcol test?Una bufala finita male".

Una bella trovata, non c'è che dire,  ma «con la sicurezza stradale non si scherza», si legge su Repubblica.it:

Il Rednoze è infatti ora nel mirino del Dipartimento Politiche Antidroga che ha segnalato il grave caso ai Ministeri della Salute e dell'Interno per un "possibile aumento del rischio per la salute pubblica correlato alla commercializzazione del prodotto e all'aumentata possibilità per i conducenti di restare coinvolti in incidenti stradali".

Reazioni poco piacevoli anche da parte dell'Uvis (Unione Vittime della Strada), che si è immediatamente attivata per capire come «lo Stato Italiano avesse autorizzato la vendita di un simile prodotto», e dell’Asaps  (Associazione Amici della Polizia Stradale) che avrebbe fatto partire una segnalazione all’Agcm (l'Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato). Repliche peraltro comprensibili, che venivamo giustamente da due associazioni che operano per combattere la piaga degli incidenti stradali. Ma che, va ricordato, era sdegno per quello che sembrava essere un prodotto pronto ad essere messo sul mercato. Quando si è scoperta la bufala, entrambi gli enti hanno più o meno corretto il tiro: «È chiaro che se non c'è il prodotto, il reato non c'è», ha spiegato Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, a Notapolitica.it

Si è impuntata invece Repubblica che, con toni moralizzanti, ipotizza grane piuttosto serie per Modavi e il suo Rednoze: «Dalle prime reazioni alla notizia del fatto che si è trattato di guerriglia marketing a occhio sembra proprio di no. Si, sa per alcuni reati, dire stavo scherzando dopo aver commesso il fatto non basta di certo».

Il vero obiettivo della campagna Rednoze

Ci sembra giusto concludere con il messaggio di Irma Casula, presidente della Modavi, che, rammendiamo, è una semplice onlus che da questa campagna "shock" non può che guadagnarci da un punto di vista esclusivamente morale:

Abbiamo voluto ricordare ai giovani che non esistono scorciatoie Non serve eludere la legge perché non si può eludere il pericolo. Nel campo della sicurezza stradale le campagne di "riduzione del danno" hanno dato tanto in termini di vite salvate. Ma non basta. Dobbiamo passare alla "prevenzione del danno": arrivare alla radice del problema. È necessario rieducare i giovani al valore della vita (propria e altrui), a farne l’elemento imprescindibile di tutte le nostre scelte.