Prima laureata della famiglia, poi le offerte da 500 euro. Carla, educatrice di 24 anni: “Tornavo a casa piangendo”
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Un lavoro sottopagato, quello dell'educatore, eppure fondamentale negli ambienti scolastici. Ne è convinta Carla, 24 anni, da due anni educatrice per una cooperativa nella città di Bari. Come Angela, la cui storia era stata raccontata da Fanpage.it, anche lei non ha potuto percepire sussidi durante l'estate, quando il nido nel quale lavorava era chiuso. "Io sono laureata in Scienze dell'Educazione e della formazione, sono la prima laureata in famiglia. Ho fatto tanti sacrifici per formarmi e presto conseguirò anche il titolo di dottoressa in scienze pedagogiche, ma dopo questo traguardo mi trovo costretta a rinunciare al sogno di fare l'educatrice, perché per avere uno stipendio migliore dovrò puntare al TFA nell'ambito del sostegno nelle scuole".
Lavorando a Bari, racconta Carla a Fanpage.it, guadagna 10,47 euro lordi all'ora. "A malapena riusciamo a pagarci la benzina per andare a lavorare", sottolinea. Lo stipendio si basa su fascia oraria e se l'istituto chiude, gli educatori non vengono pagati. In estate, alla chiusura di nidi e scuole, chi lavora in questo ambito non percepisce stipendio e chi ha un contratto a tempo indeterminato, non può percepire neppure la disoccupazione. "Viene da pensare che convenga quasi essere precari in questo ambito. È un paradosso perché anche con un indeterminato, alla fine siamo i più precari di tutti".
Dopo la laurea, spiega Carla, sono arrivate subito tantissime richieste per la sua figura professionale. "Ho fatto tantissimi colloqui, da qui la mia convinzione che la domanda sia alta. Il problema è il nostro inquadramento professionale, i contratti e le non-tutele che riguardano la categoria. Tornavo a casa piangendo perché mi venivano proposti ‘stipendi' da 500 euro al mese, tutto questo nell'ambito privato. Con le cooperative, la situazione migliora ma di pochissimo. Purtroppo siamo costretti a scegliere tra il brutto e il peggio".
"Con il mio lavoro mi occupo di disabilità e la cosa assurda è che per il TFA, per esempio, un laureato in Lettere, formato quindi in un ambito diverso, può svolgere un ruolo per il quale noi abbiamo studiato anche per cinque anni". Secondo Carla, sono sempre meno le persone che vogliono intraprendere un percorso da educatori, mentre chi resta cerca una via di fuga. "Nessuno di noi può immaginare un futuro con queste condizioni lavorative – sottolinea -. Alcune mie colleghe hanno provato a chiedere un mutuo e quando hanno presentato la busta paga, si sono viste ridere in faccia. Immaginare un'indipendenza in questo modo è impossibile".
"Io sono la prima laureata della famiglia, vivo ancora con i miei genitori perché sto studiando e perché ho 24 anni. Nel mentre comunque cerco di guadagnare i miei soldi, ma se volessi continuare in questo ambito non potrei mai andare a vivere per conto mio. Ho investito tempo ed energie nella formazione, verrebbe da chiedersi per cosa". Al momento, Carla è in attesa di sapere cosa ne sarà del suo futuro lavorativo per il prossimo anno. "Non sono ancora stata chiamata. È quasi finito settembre e io non so ancora quando lavorerò o se lavorerò. È sfiancante vivere così, lo è per un professionista ma lo sarebbe per chiunque".
"Le condizioni degli educatori sono pessime e se ne parla ancora troppo poco – continua -. Su 6 ore continuative, non sono previste pause. A volte non riesco neppure ad andare in bagno. L'unico sbocco che vedo per restare comunque in un ambito che conosco bene e che amo, è quello del sostegno. Trovo assurdo però che esistano categorie di lavoratori le cui condizioni vengono scientemente e volontariamente ignorate".