Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Per la difesa Stasi ci sono impronte sul dispenser del bagno mai analizzate, ma le analisi del Ris dicono tutt’altro

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La difesa di Alberto Stasi avrebbe chiesto la rivalutazione delle impronte sul dispenser del sapone nel bagno della villetta di Garlasco perché, oltre a quelle del loro assistito, ce ne sarebbero altre mai analizzate. Ecco quello che hanno svelato le carte in questi 19 anni.

Con la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco, tornano i dubbi su ogni analisi e accertamento fatto nel 2007. Sotto la lente di ingrandimento c'è il lavoro svolto dal Ris di Parma. Soprattutto, una consulenza della difesa di Alberto Stasi, confermata anche dalla Procura di Pavia, ha svelato che i risultati sul confronto tra il materiale genetico trovato sui pedali di Alberto Stasi e il DNA di Chiara Poggi non avevano dato solo esito positivo. Nel settembre 2007 erano stati fatti test che diedero risultati negativi ma non entrarono mai nel fascicolo sul caso. E tra le prove su cui si è fondata la condanna a Stasi c'è anche il DNA della vittima sui pedali. Ora quindi la difesa del condannato per l'omicidio di Chiara Poggi si sta chiedendo: ci sono altre tracce non considerate o mai analizzate? Il loro lavoro serve per poter presentare la richiesta di revisione del processo al Tribunale di Brescia perché non basta sottolineare che c'è attualmente un indagato per lo stesso delitto per cui è stato condannato Stasi (considerazione non da poco) ma devono portare nuovi elementi in grado di smontare le prove di condanna.

In questi giorni la difesa si starebbe concentrando anche sul dispenser del bagno della villetta di Garlasco dove la mattina del 13 agosto 2007 è stata uccisa Chiara Poggi. L'esito dattiloscopico del Ris del 2007 aveva evidenziato solo impronte digitali di Alberto Stasi. I giudici della Corte d'Appello bis erano arrivati alla conclusione che quelle tracce non erano riconducibili a un semplice lavaggio di mani, ma a una pulizia dell'oggetto più approfondita. Durante il primo e il secondo grado del processo queste tracce di Stasi non furono ritenute un elemento così indiziario sufficiente a confermare che l'assassino si sia ripulito le mani dopo aver ucciso la ragazza. Ma facciamo un passo alla volta: cosa aveva scoperto il Ris nel 2007? Ecco quanto si legge nelle loro relazione di 19 anni fa: "Reperto “dispenser”: successivamente all’esito dattiloscopico, il reperto è stato ispezionato allo stereomicroscopio. Le microtracce di dubbia natura rinvenute sono state testate con il combur test che ha fornito esito negativo. È stato effettuato un prelievo nell’area dove è stato evidenziato un contatto digitale relativo allo Stasi (campione ds_i) e uno sulla restante superficie (campione ds_tot)".

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La relazione precisa anche l'esistenza di microtracce. Ma ce ne potevano essere altre? E di chi? Precisiamo che sul lavabo o sul dispenser non vennero trovate tracce dell'attuale indagato Andrea Sempio. Certo è che l'assassino dopo aver ucciso la vittima sia andato in bagno, come dimostra l'impronte insanguinate di scarpe, e almeno si sia visto allo specchio. Per i giudici della Corte d'Appello bis Stasi si sarebbe anche ripulito le mani dal sangue. Sul dispenser non vennero comunque trovate tracce di sangue.

Nella motivazioni di condanna ad Alberto Stasi si legge: la Corte d'Appello che ha assolto Stasi in secondo grado ha giudicato le sue impronte sul dispenser "un indizio non grave". Però: "Le manovre di lavaggio sono evidentemente state poste in essere con notevole accuratezza, tanto che, come si è visto, non venivano rilevate tracce di sangue né sulla leva del miscelatore, né sul dispenser (che peraltro si possono azionare anche senza utilizzare le mani), né nel sifone del lavandino. Proprio tale assenza di tracce ematiche portava il giudice di primo grado a ritenere che l'aggressore non si fosse lavato le mani, circostanza questa che ora è stata invece smentita".

Poi nella motivazioni di condanna si legge: "Sul flacone del sapone non è stata individuata nessuna impronta di altri soggetti, diversi sconosciuti, nemmeno di Chiara o dei famigliari (normali utilizzatori di quel bagno e sapone), il che, unito appunto al dato di cui sopra (sicuro lavaggio delle mani da parte dell'assassino, che ha sporcato per questo di sangue il dispenser, e perciò ha dovuto lavarlo) attribuisce ora una indubbia e più forte valenza probatoria alle uniche due impronte rilevate, che appartengono all'imputato". Ecco quindi che: "La collocazione dell'impronta di quel dito sul dispenser non poteva quindi che essere avvenuta in un momento successivo a quello del lavaggio e ripulitura (di mani, lavandino e dispenser), nel momento in cui cioè lo stesso veniva rimesso con cautela al suo posto dopo essere stato pulito. E che le cose siano andate così è avvalorato dal fatto che l'impronta sia quella di un dito che poco si usa e normalmente non coinvolto nelle abituali manovre di pressione sul dispenser".

Ora la difesa di Alberto Stasi parla di nuove impronte mai analizzate. Non resta che chiedersi: appartengono ad altre persone? Ovvero non appartengano né a Stasi né alla famiglia Poggi? Ma soprattutto: se venissero accertate nuove tracce non analizzate, a distanza di 19 anni si potrà risalire al nome e cognome?

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