La situazione del contagio covid in Italia è tutt’altro che sotto controllo perché i casi non aumentano di contagio ma non diminuiscono nemmeno, rimanendo in una sorta di equilibrio precario, è quanto sostiene il professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia. "I contagi non calano perché non ci sono misure sufficienti per farli calare, nel senso che abbiamo raggiunto un equilibrio tra la capacità del virus di trasmettersi e quella nostra di bloccarlo e quindi rimaniamo su questi livelli. È come se si riempisse una vasca con un rubinetto e l'acqua uscisse dall'altra parte alla stessa velocità" ha spiegato infatti Crisanti a SkyTg24.

"Il prezzo che stiamo pagando è 500 morti covid al giorno"

Rispondendo a chi dice che le misure invece hanno funzionato come Franco Locatelli, Crisanti risponde indirettamente commentando: “Dipende dal risultato che si vuole raggiungere, e dal prezzo che si vuole pagare, se si vuole raggiungere il risultato di mantenere le attività economiche in piedi e allo stesso tempo accettare un certo livello di trasmissione e magari il prezzo di 500 morti al giorno, la cosa sta funzionando". “Si sarebbe dovuto costruire un efficiente sistema di tracciamento e sorveglianza per impedire che una volta che i numeri si sono abbassati il contagio riprenda" ha aggiunto l’esperto.

"Con test rapidi percentuale positivi molto più bassa"

Per il docente di Microbiologia uno dei problemi attuali dell’Italia nella lotta al contagio è l’utilizzo dei tamponi rapidi. “Il problema del controllo della trasmissione sul territorio non si risolve con i test rapidi che a mio avviso sono veramente uno strumento di confusione di massa e lo dimostra il fatto che la percentuale di test rapidi positivi è molto più bassa di quelli molecolari quindi significa che questi test antigenici qualche problema lo ‘hanno” Ha spiegato Crisanti.

No al blocco dell'export vaccini covid

Speranza invece sui vaccini anti covid. “Potremmo teoricamente essere ancora in tempo perché se da una parte aumenta il numero delle persone vaccinate e dall'altro si investe su un sistema di tracciamento a interruzione della trasmissione sul territorio, le due cose avrebbero un effetto moltiplicatore” ha sottolineato Crisanti contrario però a un blocco dell’export dei vaccini Dopo il braccio di ferro tra Ue e Astrazeneca. “Sarebbe un precedente pericoloso che poi si presta a misure speculari da altre nazioni. A questo punto si giustificherebbe il comportamento degli Stati Uniti di bloccare l'export di Moderna o addirittura la Germania di bloccare l'export di Pfizer. Qualsiasi atteggiamento protezionista ha sempre portato effetti negativi nelle relazioni tra stati” ha rivelato Crisanti.