Peperoncino richiamato per contaminazione chimica da aflatossina cancerogena, avviso del Ministero della Salute

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Il richiamo per rischio chimico a seguito di analisi in cui il prodotto è risultato positivo per l’aflatossina AFB1, una micotossina tossica e cancerogena.

Il Ministero della Salute ha annunciato oggi il richiamo immediato dal commercio di diversi lotti di peperoncino confezionato a causa di una contaminazione chimica del prodotto che è risultato positivo alle analisi per l'aflatossina AFB1,  micotossina tossica e cancerogena. Nel dettaglio oggetto del Richiamo è il "Peperoncino di Calabria Amando" venduto già frantumato in vasetti da 165 grammi ciascuno a marchio Montosco.

Si tratta di un prodotto preparato e confezionato dalla ditta "La Collina Toscana spa" con stabilimento di produzione a Castel San Niccolò, in provincia di Arezzo.  I Lotti interessanti dal richiamo sono tre:  quelli con numero L2603601(1), L2610601 e L2531801 che hanno termine minimo di conservazione fissato rispettivamente al 28 febbraio 2029, 30 Aprile 2029 e 30 novembre 2028.

Come spiega l'avviso di richiamo, datato 28 agosto 2026, il richiamo del peperoncino è stato disposto in via precauzionale dallo stesso produttore a causa di una contaminazione chimica confermata da analisi positive all'aflatossina B1. Il prodotto è stato già ritirato dal commercio ma per chi avesse acquistato le confezioni con lotto in scadenza sopra indicate, l'avvertimento è quello di non consumare assolutamente il peperoncino e di consegnarlo al punto vendita.

Come ricorda l'Istituto superiore di sanità, le aflatossine possono creare danni alla salute, sia a breve-medio termine sia cronici, a causa della loro tossicità. Quella di maggiore interesse tossicologico è proprio l'aflatossina B1 (AFB1) perché ha un’azione sui geni e sullo sviluppo del cancro al fegato (epatocancerogena). Per questo già nel 1993 l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro la classificata come agente cancerogeno per l'uomo. Per questo il Regolamento Europeo fissa dei limiti massimi ben precisi che possono essere presenti in prodotti alimentari come cereali, frutta secca e spezie.

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