14 Luglio 2021
08:33

Palermo, Incontravano i boss americani nella villa di campagna: 10 arresti nel clan Torretta

Il clan mafioso di Torretta, piccolo centro nel Palermitano, tesseva rapporti e faceva affari con la criminalità statunitense. Più volte emissari dagli States si erano recati in Sicilia per incontrare in lussuose ville di Mondello gli esponenti della mafia siciliana. Le forze dell’ordine hanno arrestato 10 persone: 9 sono in carcere e una agli arresti domiciliari.
A cura di Gabriella Mazzeo

Si incontravano in sfarzose case di campagna per "fare affari". Arrivavano da New York e venivano accolti con alcuni grammi di cocaina in una villa di Mondello del clan Torretta. La mafia del piccolo centro del Palermitano tesseva affari fuori dall'Europa, mantenendo fitti contatti con la criminalità organizzata newyorkese. Secondo quanto appurato dalle indagini dei carabinieri di Palermo, durante questi incontri si parlava di spaccio, estorsione e favoreggiamento personale. Nella mattinata odierna i carabinieri hanno arrestato dieci persone. Tra gli indagati ci sono Raffaele Di Maggio, Ignazio Antonio Mannino, Calogero Badalamenti, Lorenzo Di Maggio, Calogero Caurso e Filippo Gambino. Di questi, 9 andranno in carcere e uno solo agli arresti domiciliari.

Il provvedimento è stato emesso nell'ambito dell'inchiesta Crystal Tower che è iniziata nel 2018 sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Durante le indagini è emerso un quadro della realtà mafiosa locale, ben  collegata con la criminalità estera. La mafia statunitense era, secondo quanto si legge in una nota delle forze dell'ordine, "capace di condizionare gli assetti criminali torrettesi e di essere fonte di tensioni in occasione dell'omicidio di Frank Calì, esponente della famiglia Gambino e guida della criminalità americana, nel marzo del 2019". Gli interessi del clan siciliano erano concentrati perlopiù nell'area compresa tra Palermo, Capaci, Isola delle Femmine e Carini con introiti anche dagli States soprattutto nell'ambito dello spaccio. In Italia gli indagati avrebbero cercato di esercitare la propria influenza condizionando appalti e il lavoro delle imprese legate ai settori dell'edilizia, dell'agricoltura e dell'allevamento.

I tentativi di influenzare la politica locale

Prima del commissariamento del Comune di Torretta voluto nel 2019, il clan avrebbe provato a intromettersi nelle scelte dell'Amministrazione comunale. Dopo lo scioglimento del Consiglio comunale si sono insediati tre commissari straordinari ancora in carica. La giunta del piccolo centro nel Palermitano è stata delegittimata per infiltrazioni mafiose dopo un blitz della polizia, in collaborazione con l'Fbi, che ha portato all'arresto del sindaco Salvatore Gambino. Il fermo fu effettuato nell'ambito dell'operazione New Connection, strettamente collegata all'ultima Crystal Tower. Dalle intercettazioni di polizia ed Fbi è possibile capire cosa i boss volessero fare per piegare il volere della politica locale ai loro interessi. Alcuni indagati, infatti, discutevano dell'assegnazione degli incarichi di consiglieri e assessori. "Noi lo facciamo eleggere – dicevano i mafiosi del sindaco Gambino – poi lui si mette a disposizione".

Gli incontri nelle ville di campagna

Il clan teneva inoltre delle riunioni all'interno di ville in campagna. A questi incontri hanno partecipato anche diversi emissari arrivati dagli States: in particolare, uno è stato prelevato all'aeroporto da due indagati e ospitato per giorni nell'abitazione di Mondello. Lì ha incontrato Raffaele Di Maggio per discutere del prossimo viaggio a New York di uno degli affiliati al clan. La trasferta avrebbe dovuto placare gli animi dei criminali americani, tesi dopo la morte del boss Frank Calì.

Il clan torrettese, inoltre, cercava di estorcere denaro a diverse vittime, molte interne al settore dell'imprenditoria e del commercio. Con i tentativi di ricevere soldi illegalmente, sarebbero verificabili tramite indagini anche diversi atti intimidatori per costringere i malcapitati a pagare quanto chiesto.

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