Era il 9 maggio del 2004 quando Gennaro Niglio, all'epoca comandante della Regione Sicilia dei carabinieri, morì in ospedale tredici giorni dopo un incidente stradale avvenuto lungo l'autostrada Catania – Palermo, all'altezza di Resuttano. A sedici anni di distanza da quella tragedia l'ex boss di Cosa Nostra Pietro Riggio, riferendo ai pm di Caltanissetta delle confidenze ricevute da Giovanni Peluso, in passato agente di polizia legato ad ambienti dei servizi segreti deviati, ha dichiarato: "Mi disse che il generale dei carabinieri Gennaro Niglio, morto in un incidente stradale, era stato in realtà ucciso. Era un uomo rigoroso, Niglio. Stava accertando i rapporti opachi tra alcuni appartenenti all’Arma e personaggi politici".

Ebbene, come riporta Repubblica a 16 anni dalla morte di Niglio il procuratore aggiunto Gabriele Paci e il sostituto Pasquale Pacifico hanno incaricato la squadra mobile nissena diretta da Marzia Giustolisi di approfondire le circostanze su quell’incidente. Già alcuni anni fa, infatti, un medico napoletano impegnato nella battaglia contro l'inquinamento in Campania aveva espresso dubbi su quando accaduto: "Sono stato avvisato dal boss Carmine Schiavone di stare particolarmente attento ad incidenti stradali — disse ai magistrati — come già capitato ad un altro mio referente ed amico: Gennaro Niglio". Recentemente inoltre Nicolò Gebbia ha parlato di Niglio deponendo davanti ai magistrati dell’inchiesta sulla “Trattativa Stato- mafia”: "Poco prima che morisse – ha detto – avevo dato al generale un mio appunto in cui si parlava di indagini su Provenzano e Messina Denaro, indagini che non avevo potuto portare a termine. Attraverso un mio confidente avevo pure individuato l’infermiere che curava Bernardo Provenzano".

A causare la morte di Niglio, quindi, non potrebbe essere stata una drammatica fatalità: l'ufficiale dei carabinieri, che si era occupato di importanti inchieste su mafia e camorra, potrebbe essere stato ucciso per le sue indagini sui legami "tra alcuni appartenenti all’Arma e personaggi politici" in un periodo in cui si indagava anche per le "talpe" al palazzo di Giustizia di Palermo.