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Palermo, 9 migranti su nave quarantena ingoiano lamette e cocci di vetro

Nove migranti a bordo della nave Rhapsody, davanti al porto di Palermo, sono stati soccorsi dalla Capitaneria di porto e dagli uomini del 118 dopo che per protesta hanno ingerito lamette e cocci di vetro. Qualcuno si è anche ferito con un coltello. Sono stati portati in banchina dalle motovedette della Capitaneria di Porto e sono stati affidati alla Croce rossa per essere portati in ospedale.
A cura di Susanna Picone
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Nove migranti a bordo della nave Rhapsody, una delle navi in quarantena alla fonda davanti al porto di Palermo, per protesta hanno ingerito delle lamette e dei cocci di vetro. Dato l'allarme, i migranti sono stati soccorsi dalla Capitaneria di porto e dagli uomini del 118. Secondo le prime informazioni, qualcuno di loro si è anche ferito con un coltello. I primi quattro migranti sono stati portati in banchina dalle motovedette della Capitaneria di Porto e sono stati affidati alla Croce rossa per essere portati insieme agli uomini del 118 negli ospedali. Non si sa al momento in quale pronto soccorso sono stati trasferiti, dato che i presidi di emergenza sono in affanno a causa dell'epidemia di Coronavirus.

Le condizioni dei migranti a bordo delle navi quarantena sono spesso finite nel mirino delle critiche. Quest'estate, con l'aumento degli sbarchi e il conseguente ricorso diffuso alle navi quarantena, Rifondazione Comunista di Trapani aveva puntato il dito contro gli standard socio-sanitaria sulle navi Azzurra e Aurelia, entrambe impiegate affinché i migranti arrivati sulle coste italiane potessero trascorrere il periodo di sorveglianza sanitaria. "Le condizioni in cui versano i migranti sono terribili e nel corso delle ore si sta assistendo a gravi fenomeni di autolesionismo a bordo delle due imbarcazioni, un migrante è giunto persino a ingoiare una lametta da barba", si leggeva in una nota diffusa dalla Federazione a fine agosto. Il partito quindi chiedeva che fossero fornite "soluzioni idonee a queste persone abbandonate nell’incertezza, nel pieno rispetto della dignità umana di costoro, per la tutela dei diritti di chi sfugge alla guerra, alle violenze, alle persecuzioni".

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