Trent'anni di carcere per Said Mechaquat, l'uomo che il 23 febbraio 2019 sul lungofiume dei Murazzi ha ucciso, sgozzandolo, il 33enne Stefano Leo. Il giudice Irene Gallesio ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Ciro Santoriello ed Enzo Bucarelli. "La giustizia ha fatto il suo corso" ha commentato Mariagrazia Chiri, la madre della vittima, al termine dell'udienza oggi mercoledì 1 luglio. Mechaquat si è consegnato 35 giorni dopo il delitto: "Volevo togliere il futuro a un ragazzo, ho scelto lui perché sorrideva". Il delitto, infatti, è andato in scena a cielo aperto, in strada e Stefano è stato scelto casualmente solo perché quella mattina passava di lì per andare al lavoro.

Quando i fatti sono accaduti Said Mechaquat avrebbe dovuto trovarsi in carcere. Il cittadino marocchino era stato condannato, infatti,  senza sospensione condizionale della pena, a un anno e sei mesi di carcere nel 2015 per maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex. La sentenza definitiva di condanna  risaliva al maggio 2018, quando l’appello presentato dall’avvocato di Said, Basilio Foti, era stato respinto perché inammissibile. L'ordine di carcerazione tuttavia non venne mai trasmesso al pm. Il 23 febbraio Stefano Leo è stato sorpreso con un coltello mentre andava al lavoro in lungo Po Machiavelli. Un solo fendente alla gola gli ha tolto la vita.