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L'omicidio di Roberta Ragusa
20 Gennaio 2022
13:57

Omicidio Roberta Ragusa: parla per la prima volta il giudice che ha condannato Antonio Logli

“Logli è stato condannato oltre ogni ragionevole dubbio per l’omicidio e l’occultamento del cadavere della moglie Roberta Ragusa”: parla per la prima volta e spiega perché la revisione del processo è improbabile il giudice di Pisa Elsa Iadaresta.
A cura di Susanna Picone
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L'omicidio di Roberta Ragusa

Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Roberta Ragusa, la donna all’epoca 45enne sparita nel nulla la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 dalla sua casa di San Giuliano Terme (Pisa) in cui viveva col marito Antonio Logli e i due figli. Logli, accusato di aver ucciso sua moglie, è stato condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione. Una sentenza di condanna arrivata in assenza di un cadavere – Roberta infatti non è mai stata trovata nonostante le ricerche – e che la difesa dell’uomo spera di poter ribaltare chiedendo la revisione del processo. Ed è proprio di Roberta Ragusa, della sentenza di condanna di Antonio Logli, e di come appare improbabile riaprire il caso ha parlato per la prima volta il giudice di Pisa Elsa Iadaresta. Sul caso di Roberta Ragusa è tornata la trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” che ha appunto intervistato la giudice Iadaresta.

Logli condannato oltre ogni ragionevole dubbio

La giudice Iadaresta ha raccontato davanti alle telecamere che la revisione è un istituto riconosciuto dal nostro diritto, “ma è straordinario e deve avvenire a determinate condizioni”. Dovrebbero uscire nuove prove che siano tali da condurre a un proscioglimento della persona. “Anche se uscisse qualcosa di nuovo – ha spiegato il giudice – la bontà della sentenza fino al terzo grado rimarrebbe tale”. Quindi ha parlato della condanna a Logli: “È una sentenza valida ogni altro ragionevole dubbio. Noi abbiamo restituito giustizia alla vittima e condannato sicuramente il colpevole”. Una decisione difficile da prendere? Sicuramente, risponde il giudice, per diversi motivi: per la pressione mediatica, per la mole di carte da leggere, difficile perché questo normalmente è un reato che richiede la corte d’assise e invece in questo caso è stata sola a decidere. “Ne sono uscita col cuore pesante ma leggera per la decisione che ho preso, mi spiace per i figli che all’epoca erano dei ragazzini che hanno dovuto vedere il padre prima indagato, poi condannato e la mia sentenza ha dovuto togliere loro l'ultimo baluardo familiare, l'ultimo legame di sangue immediato”. Figli che – continua il giudice – "hanno perso l'infanzia, l'adolescenza, sono diventati più fragili, ma il lavoro del magistrato è questo”. Anche sull’assenza del corpo di Roberta, la giudice Iadaresta è chiara: "Si può decidere e si deve decidere anche senza un corpo. Con Roberta Ragusa, abbiamo interrotto questo sillogismo nessun cadavere, nessuna prova, nessun omicidio”.

La richiesta: cercare ancora il corpo di Roberta Ragusa

Nel corso della puntata di “Chi l’ha visto?” è intervenuto Nicodemo Gentile, avvocato e presidente dell’associazione Penelope, parte civile nel processo a Logli. L’associazione chiede di cercare ancora il corpo di Roberta Ragusa “come senso di pietà”, non per riaprire un caso ormai chiuso con la condanna del marito. Ma dove va cercato, dopo tanti anni, il corpo di Roberta Ragusa? Verosimilmente Logli non ha avuto molto tempo per occultare il cadavere della moglie per cui è nelle vicinanze della loro casa che bisogna cercare. Ad esempio in via Gigli, la strada in cui il super testimone Gozi dice di aver visto Logli e la moglie Roberta la notte della scomparsa. Su quella strada un episodio registrato il 30 maggio 2012 (prima della testimonianza di Gozi, che parlerà solo a ottobre) aveva insospettito i carabinieri. Quel giorno Logli esce con la sua Ford Escort dalla motorizzazione per tornare a casa percorrendo via Gigli, ma all’altezza del passaggio a livello fa inversione di marcia, torna indietro di circa 300 metri e si infila in una stradina laterale. Poco dopo, al telefono con Sara Calzolaio (la babysitter dei figli poi diventata la sua amante) senza che gli viene richiesto si giustifica dicendo di aver avuto impellenti necessità fisiologiche. Ma perché rifugiarsi in una stradina se ormai a pochi metri da casa? Pochi giorni dopo questo episodio, i carabinieri decidono di chiudere la strada per perlustrare la zona. Ma dalle mappe mostrate in trasmissione è evidente che ci sono molte zone vicine alla casa di Logli che non sono state mai controllate e dove si potrebbe dunque ancora tornare.

E si potrebbe tornare anche nella casa in cui viveva Roberta Ragusa: i Ris l’hanno ispezionata un mese dopo la scomparsa, i Ros ci sono tornati dopo un anno. Ma il magazzino che si trova tra l’abitazione e l’autoscuola e la soffitta stracolma di oggetti (dove Logli si rifugiava per parlare con l’amante e dove probabilmente Roberta li ha scoperti) non sono stati controllati con attenzione.

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