È iniziata alle 9 e 15 l'udienza del processo d'appello per Antonio Logli, condannato in primo grado a vent'anni di carcere per aver ucciso la moglie Roberta Ragusa la notte del 13 gennaio 2012. Il procuratore ha concluso la sua arringa chiedendo la conferma della sentenza di primo grado e, in caso di condanna, l'applicazione della misura cautelare in carcere, ma bisognerà attendere il 14 maggio per la sentenza definitiva. L'elettricista toscano è arrivato nell'aula 31 del Tribunale di Firenze accompagnato dai suoi avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri.

Al suo fianco il primogenito Daniele, 21 anni, che nei giorni scorsi ha presentato al tribunale, attraverso il suo legale, l'avvocato Beatrice Vestri, una memoria a favore di suo padre. Il primo dei due figli di Roberta e Antonio si è detto convinto dell'innocenza di suo padre, ma non solo. Il documento sembra anche voler smontare la tesi dell'accusa che ipotizza, per la notte della scomparsa di Roberta, il cui corpo non è mai stato ritrovato, un pesante litigio. Così si legge nel documento:

(…)La sera tra il 13 e il 14 gennaio 2012 (Daniele) era nella sua camera, a pochissima distanza da quella famigerata scala che porta alla soffitta. Secondo la tesi accusatoria proprio dinnanzi a quella scala si sarebbe verificata la discussione tra il padre e la madre, discussione tanto accesa e furibonda da aver indotto la madre Roberta a scappare di casa temendo per la sua stessa vita. Possibile che una lite così violenta non sia stata sentita o avvertita dallo scrivente? Perché nessuno ha mai chiesto al figlio se avesse udito il litigio tra i genitori o qualcosa di insolito la notte della scomparsa della madre?(…)

La tesi della difesa sostiene l'allontanamento volontario e non esclude che Roberta possa essere ancora in vita. L'accusa, basandosi sulla testimonianza del giostraio Loris Gozi, che riferisce di aver assistito, la sera del 13 gennaio, a un litigio in auto tra Ragusa e Logli, ipotizza che la donna sia stata uccisa dal marito e il suo cadavere occultato quella stessa sera. Il movente, nella ricostruzione dell'accusa, va ricercato nella relazione extraconiugale che da anni Antonio Logli intratteneva con la babysitter dei suoi figli, Sara Calzolaio, sua attuale compagna.

Logli chiamò l'amante la mattina della scomparsa

Nel corso dell'udienza l'avvocato di parte civile dell'associazione Penelope Scomparsi, Nicodemo Gentile, si è anche rivolto direttamente all'imputato invitandolo ad alzarsi e a spiegare "perché alle 7 e30 del mattino" del 14 gennaio 2012 "Logli avesse sentito la necessità di chiamare al telefono l'amante Sara Calzolaio per dire di spegnere il telefono pubblico e lasciare acceso il telefono dedicato. Roberta Ragusa era sparita da solo mezz'ora e poteva essersi recata da qualcuno nelle vicinanze. Perché Logli dette questa indicazione alla sua amante?". Questo passaggio è stato riferito dallo stesso avvocato Gentile ai giornalisti aggiungendo che "Logli è rimasto fermo senza fare nessun cenno al suo posto", "Roberta sapeva di essere tradita dal marito e la sera prima aveva scoperto chi era l'amante, la babysitter".