Omicidio Lucia Salcone, il marito Ciro Caliendo davanti al gip: “È stato un incidente, non l’ho uccisa”

Ha parlato per oltre tre ore e mezza davanti al gip del Tribunale di Foggia, Mario De Simone, e alla pm Sabrina Cicala, rispondendo a tutte le domande e ribadendo la propria innocenza. Ciro Salvatore Caliendo, 48 anni, imprenditore vitivinicolo di San Severo, arrestato lo scorso 23 febbraio con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per la morte della moglie Lucia Salcone, ha sostenuto che la tragedia avvenuta il 27 settembre 2024 sia stata il frutto di un incidente stradale finito in modo drammatico.
Secondo la versione fornita dall’imprenditore, l’auto su cui viaggiava con la moglie, una Fiat 500L, sarebbe uscita di strada, urtando un albero e prendendo successivamente fuoco. Caliendo ha dichiarato di aver tentato in ogni modo di estrarre Lucia dall’abitacolo e di spegnere le fiamme che la avvolgevano, senza riuscirvi. Pur ammettendo che nel tempo fossero emersi attriti e difficoltà nella convivenza, ha escluso qualsiasi volontà di nuocere alla moglie.
Durante l’interrogatorio, la difesa, rappresentata dagli avvocati Angelo Masucci e Simone Moffa, ha precisato che Caliendo non ha risposto alle domande relative a una lettera inviata a una parente della donna, nella quale annunciava la fine del matrimonio e una relazione con un’altra persona. Sulla lettera, già sottoposta a perizia grafologica, la difesa ha spiegato di voler sollevare un’eccezione processuale, senza anticiparne i contenuti.
L’accusa, invece, sostiene una dinamica completamente diversa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Caliendo avrebbe colpito la moglie alla testa, provocandole due ferite lacero-contuse, e avrebbe poi appiccato il fuoco all’interno del veicolo utilizzando benzina e gasolio. La morte della donna sarebbe quindi derivata dall’azione combinata delle fiamme e dall’intossicazione da monossido di carbonio. Gli esami medico-legali e le perizie tecniche – parte di un fascicolo di oltre 10mila pagine – rileverebbero come le lesioni e la natura dell’incendio non siano compatibili con un semplice incidente stradale, confermando la ricostruzione accusatoria.
I legali di Caliendo hanno sottolineato la necessità di analizzare nel dettaglio tutto il materiale tecnico prima di valutare eventuali passi successivi, precisando di non aver presentato istanza di scarcerazione al momento. La difesa ha spiegato che gran parte del fascicolo, circa l’80%, è costituito da perizie ingegneristiche, tecniche e medico-legali che richiedono un’attenta revisione da parte dei propri consulenti.
L’indagine ha anche evidenziato possibili moventi di natura personale e patrimoniale: secondo la Procura, l’imprenditore avrebbe pianificato da tempo la fine della convivenza con la moglie, preoccupandosi di proteggere parte dei propri beni in caso di separazione. Elementi in tal senso emergono anche dalla lettera inviata a un parente della vittima, in cui Caliendo avrebbe confessato la relazione extraconiugale e l’intenzione di porre fine al matrimonio.
Oltre al procedimento per l’omicidio della moglie, il nome di Caliendo compare anche in un’inchiesta sull’autobomba esplosa a Bacoli il 21 marzo 2023 contro un ufficiale della Guardia di Finanza, Gabriele Agostini, rimasto illeso. In quel contesto, gli viene contestato un coinvolgimento nella realizzazione dell’ordigno artigianale utilizzato, anche se secondo l’ordinanza non sussisterebbe nei suoi confronti l’aggravante della piena consapevolezza dell’attentato.