Nella puntata di Quarto Grado di ieri sera, venerdì 15 settembre, Imma Rizzo, madre di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa dal fidanzato, in una lunga intervista ha raccontato la figlia, il suo rapporto con quello che sarebbe diventato poi il suo assassino e cosa si aspetta dalla Giustizia. Ora il ragazzo è in carcere, accusato di omicidio volontario, mentre il padre è stato raggiunto da un avviso di garanzia per sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere. L'intervista andata in onda su Rete 4 alla signora Rizzo offre l'occasione di ricostruire la storia di una relazione e di un conflitto tra famiglie che si è concluso nel peggiore dei modi possibili.

Noemi, "morta perché nata in una famiglia onesta"

Alla relazione tra Noemi e il suo assassino si intreccia anche una rivalità che presto diventa familiare ("Una faida familiare", sintetizzerà poi la criminologa Bruzzone), che nel racconto della signora Rizzo è il confronto tra l'onestà e la disonestà:

Quando hanno visto che mia figlia veniva da una famiglia di onesti, di persone che si guadagnano un pezzo di pane lavorando da mattino a sera per mantenere la famiglia… hanno visto che non potevano competere. Questa, forse, è la risposta più giusta. Con l’onestà e il lavoro delle persone che sudano dalla mattina alla sera, no, non ce la facevano… Sono persone disoneste: lo sanno tutti. Però, adesso, che purtroppo Noemi quelle brutte persone me l’hanno portata via… perché sono veramente delle brutte persone…, la devono smettere di infangare la memoria di mia figlia.

Subito dopo il ritrovamento del cadavere e l'ammissione di colpevolezza del fidanzato di Noemi, Biagio Marzo, padre dell'assassino parlò della vittima come di una ragazza "cresciuta in strada che incitava mio figlio a scannarci". Per molti un "contrattacco" da parte della famiglia del colpevole che è proseguita nei giorni successivi con la tesi della madre dell'assassino secondo cui Noemi era intenzionata ad acquistare una pistola; un'ipotesi a cui la madre risponde constatando semplicemente che la sedicenne "è nata in una famiglia sana, perfetta: ecco perché è morta. Mia figlia, grazie a lei, signor Biagio, a lei che non la poteva vedere, perché suo figlio doveva diventare il secondo delinquente come lei…".

Credere nella Giustizia, "altrimenti diventeremmo tutti come quell’assassino lì"

Poi il ritorno con la memoria al giorno in cui Noemi Durini non è più tornata a casa. Quando la madre si accorge che la giovane non rientra a casa, si allarma e "conoscendo mia figlia, ho detto: Qui c’è qualcosa che non va”. Poi le indagini, la collaborazione con il maresciallo e il lutto. Ora è il tempo della giustizia, a cui la signora Rizzo crede, viceversa "non sarei qui nello studio dell’avvocato, non sarei stata ieri in Prefettura per dire quello che pensavo e quello che devono fare. Io credo nella giustizia: guai se non fosse così. Perché altrimenti diventeremmo tutti come quell’assassino lì… che tutti si fanno giustizia da sé. La giustizia ci deve essere per forza. Non posso e non potrei mai credere che non ci possa essere la giustizia".

Il rapporto tra Noemi e l'assassino: "Voleva fare la crocerossina"

"L'amore è bello quando due persone si rispettano", prosegue la madre della vittima che descrive il rapporto tra Noemi e l'assassino come "possessivo e malato", ma ancor prima osserva con maliconia che la figlia "voleva fare la crocerossina: aiutare questo ragazzo che, alla fine, è sempre stato sano di mente e capace di intendere e di volere". Benedetta, sorella della vittima, aggiunge che una persona "che ti proibisce di truccarti e di usare il cellulare, di uscire con gli amici, di uscire con sua sorella… quella per me non può neanche essere considerata una persona".

La figlia aveva raccontato alla madre che "non si trovava bene… continuavo a ripeterle che non poteva fare la crocerossina". Il fidanzato, che inizialmente era ammesso nella casa di lei, era finito per esservi escluso "dopo che l'ha [a Noemi, NdR] picchiata". A questo punto interviene nuovamente Benedetta: "Io gli ho detto: Se ti rivedo all’interno del mio paese, chiamo direttamente i carabinieri”. "Quando ti trovo ti mostro io", sarebbe stata la risposta dell'assassino.

Il rapporto tra Noemi e la madre: "Chiesi aiuto agli assistenti sociali"

L'intervista comincia proprio con il ricordo di Noemi, che non c'è più ma allo stesso tempo "sta con noi, è un pezzo di cuore che resterà sempre qua dentro". "Noemi era solare – prosegue la madre –  sempre allegra, le piaceva dialogare e avere amicizie. Però queste persone cattive me l’hanno portata via". A un certo punto, però, "la situazione con mia figlia mi stava sfuggendo di mano", racconta ancora la signora Rizzo, per questo il 19 luglio, dopo aver chiesto aiuto agli assistenti sociali, ottiene la promessa da parte loro che si sarebbero visti di lì a breve per stabilire un piano rieducativo. Cosa mai accaduta e chiesta comunque, precisa ancora la donna, "non perché mia figlia dovesse essere rinchiusa, ma perché mia figlia doveva essere aiutata insieme alla mamma".