Roberto Pirrone, l'ex tipografo che il 5 marzo 2018 ha ucciso venditore senegalese Idy Diene sul Ponte Vespucci di Firenze, è stato condannato a 30 anni di carcere nel processo svoltosi con rito abbreviato davanti alla corte di assise di Appello di Firenze. In primo grado l'italiano era stato condannato a 16 anni di reclusione, sempre in abbreviato. Nella sentenza di secondo grado i giudici  hanno riconosciuto l'aggravante dei futili motivi nei confronti dell'imputato, presente in aula, che una perizia aveva definito capace di intendere e volere il giorno del delitto.

La mattina del 5 marzo dell'anno scorso Roberto Pirrone, tipografo fiorentino di 65 anni in pensione e sommerso dai debiti, uscì dalla sua abitazione armato di pistola con l'intenzione di togliersi la vita perché disperato. Arrivato sul ponte Vespucci però cambiò radicalmente  idea e anziché rivolgere l'arma verso se stesso, la puntò contro un venditore senegalese che si  in quel momento transitava su quello stesso ponte. Le telecamere ripresero la scena: Pirrone, prima di far fuoco più volte contro Idy Diene (tre i colpi andati a segno, altri andati a vuoto), attese che passassero altre persone.

Le modalità del delitto fecero insorgere la comunità senegalese e anche moltissimi cittadini fiorentini, convinti che il gesto di Pirrone assomigliasse troppo a quello dell'estremista neofascista Gianluca Casseri, che il 13 dicembre di otto anni fa aveva ucciso due senegalesi al mercato di piazza Dalmazia, per poi togliersi la vita. Un altro particolare incredibile legava Idy a quella vicenda: Diene infatti aveva sposato la vedova di uno dei due connazionali trucidati. La corte d'appello ha quindi accolto la richiesta dell'accusa, che con il procuratore Luciana Singlitico aveva chiesto 30 anni di condanna. Il processo si è svolto con il rito abbreviato, che dà diritto a uno sconto della pena.