4 Ottobre 2021
16:32

Omicidio Bruzzese, il generale dei Ros: “I killer avevano armi micidiali, pronti a uccidere altri”

Pasquale Angelosanto, comandante del Ros, a Fanpage.it sull’operazione che oggi ha portato al fermo degli esecutori del delitto di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio: “Colpo alla cosca Crea della ‘Ndrangheta. Avevano un arsenale da guerra con cui avrebbero colpito ancora quella famiglia”.
A cura di Ida Artiaco

"Questi quattro fermi sono stati eseguiti per evitare che venissero ripetuti gli stessi reati. I soggetti in questione avevano a disposizione armi micidiali, un vero e proprio arsenale di guerra, con cui avevano intenzione di effettuare altri omicidi". Pasquale Angelosanto, il comandante del Ros, ha spiegato a Fanpage.it perché l'operazione effettuata questa mattina, e che ha portato al fermo di Michelangelo Tripodi, Francesco Candiloro e Rocco Versace, perché ritenuti gli organizzatori e gli esecutori del delitto di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio, ucciso il 25 dicembre 2018 per una vendetta trasversale, è di grande importanza nella lotta alla ‘Ndrangheta.

Generale Angelosanto, come si è arrivati alla svolta di questa mattina?

"Le indagini, come è noto, sono state avviate in seguito all'omicidio di Marcello Bruzzese, commesso il 25 dicembre 2018 a Pesaro. Si tratta del fratello di Girolamo Biagio, collaboratore di giustizia. Un aspetto da sottolineare è l'ubicazione del luogo di dimora della vittima, perché si trovava in una località protetta dal momento che era sottoposto al programma di protezione. È quello che fanno i collaboratori di giustizia o loro familiari se hanno paura di ritorsioni. Questo aspetto, considerata anche la caratura criminale dei due fratelli, la cui famiglia è inserita all'interno della cosca Crea, una delle più potenti della piana di Gioia Tauro, ha indirizzato le indagini in un certo modo".

Di cosa vi siete avvalsi per le indagini?

"Sono state fatte molte attività tecniche attraverso l'acquisizione di dati relativi a traffici telefonici e di cella, tracciando i Gps e anche grazie alle immagini tratte dalle videocamere di sorveglianza della zona. Pian piano sono stati individuati alcuni soggetti che avevano non solo fatto dei sopralluoghi nell'immediatezza del delitto, avvenuto il giorno di Natale del 2018, ma anche qualche tempo prima. I dati tecnici sono stati poi ricondotti alla titolarità di tre persone che sono state fermate questa mattina. Si tratta di soggetti inseriti nella cosca Crea. Contemporaneamente e contestualmente alla nostra attività svolta ad Ancona, ci sono state altre analisi condotte a Reggio Calabria che hanno portato all'emissione di un altro provvedimento di fermo nei confronti di due dei Crea arrestati ad Ancona".

Quale l'aspetto più importante di questa operazione?

"Le attività investigative sono durate tre anni e sono state particolarmente laboriose. Sta di fatto che abbiamo individuato i tre organizzatori ed esecutori materiali dell'omicidio di Marcello Bruzzese. La cosca Crea traeva alcuni vantaggi da questo delitto. Si ricordi che Girolamo ha cominciato a collaborare nel 2003: si era costituito dopo aver tentato di uccidere il capo della cosca Crea, Teodoro. A distanza di ben 15 anni, nel 2018, è arrivata la vendetta di questi ultimi. È un omicidio che serviva alla cosca Crea per riaffermare il proprio potere criminale perché negli anni, anche in seguito alla collaborazione dei Bruzzese, era stata indebolita, ma anche per riaffermare la capacità militare di poter colpire i collaboratori. Nelle loro intenzioni, avevano ucciso un familiare di un collaboratore sia come vendetta trasversale sia per porre un freno alle collaborazioni, perché da queste ultime la cosca stessa ne era uscita particolarmente indebolita".

Oltre al reato di omicidio e di organizzazione mafioso, ce ne è anche un altro….

"La Procura di Reggio Calabria contesta anche il reato di detenzione di armi oltre all'associazione di tipo mafioso. I soggetti fermati avevano disposizione armi micidiali, un vero e proprio arsenale di guerra che serviva per commettere delitti del genere. Si consideri che avevano individuato le località protette in cui si trovavano anche altri due fratelli di Bruzzese, che poi sono stati rapidamente trasferiti, e avevano anche intenzione di uccidere altri soggetti a Reggio Calabria. Da qui l'esigenza di emettere i fermi per impedire che venissero compiute altre efferatezze".

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