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12 Giugno 2022
11:39

Omicidi Sarzana, “In piena notte sporco di sangue”: la testimonianza dell’amico che incastra Bedini

“Era scosso e bagnato. Aveva una camicia nera sporca e macchiata di sangue” ha rivelato l’amico di Daniele Bedini, il 32enne indagato per gli omicidi di Nevila Pjetri e della trans Camilla.
A cura di Antonio Palma
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Nonostante continui a proclamarsi innocente, c’è anche la testimonianza di un amico ad accusare Daniele Bedini, il 32enne indagato per gli omicidi di Nevila Pjetri e della trans Camilla avvenuti a poche ore di distanza a Marinella di Sarzana nella notte tra sabato e domenica scorsi.  “L’ho incontrato in piena notte, è venuto da me, era scosso e bagnato. Aveva una camicia nera sporca e macchiata di sangue” ha rivelato infatti l’amico ai carabinieri che stanno cercando di appurare il presunto alibi dell’uomo.

La testimonianza, secondo la quale il 32enne si sarebbe cambiato facendosi prestare una maglietta e giustificando la presenza del sangue con una lite, aggrava il quadro indiziario a carico dell’indagato descritto già come “granitico” dal Gip. Il racconto è presente nell'ordinanza con cui lo stesso giudice per le indagini preliminari non ha confermato l'arresto di Daniele Bedini per un vizio procedurale, ma ha disposto che resti comunque in carcere "perché può fuggire e per i suoi precedenti per rapina e droga".

"Bedini piangeva e aveva i documenti di una donna, fa capire all'amico di aver fatto qualcosa di grave. E quando l'amico gli chiede perché il cassone del suo pick up perdesse acqua l'artigiano risponde che aveva dovuto lavarlo" ricostruiscono gli inquirenti. Racconto confermato dal fatto che, secondo quanto emerso, nell’abitazione dell’indagato durante la perquisizione sarebbero stati trovati alcuni oggetti e documenti appartenenti a Camilla.

Il racconto, insieme ai tanti video delle telecamere di sorveglianza e ai documenti trovati in casa, secondo il Gip, “non possono essere solo coincidenze”. Daniele Bedini, per il giudice, è un soggetto che "disprezza la vita altrui e la può togliere per futili motivi", e contro il quale c'è "un quadro indiziario granitico”. In attesa degli accertamenti dei Ris di Parma sul pick up usato dall'uomo, dove sarebbero state trovate tracce di sangue, e sulle vetture delle vittime, l’uomo dunque resta in carcere anche perché il giorno dell'arresto avrebbe tentato la fuga, saltando in strada da un terrazzo.

Gli inquirenti ritengono che Bedini abbia ucciso sia Nevila Pjetri sia Camilla per una rapina. Il movente, sempre secondo gli investigatori, sarebbe da ricercare nella necessità dell’indagato di racimolare contanti per acquistare droga, una dipendenza da cui soffre da tempo e dalla quale però diceva di essere uscito.

L’uomo, sul quale già pendeva una condanna passata in giudicato per una rapina compiuta nel 2019, durante l’interrogatorio di garanzia non ha risposto alle domande del Gip. In precedenza però aveva sostenuto di essere al bar con gli amici e il cane durante il delitto di Nevila.

Gli inquirenti intanto si stanno concentrando sulla ricerca dell’arma del delitto, una pistola di piccolo calibro, esattamente come quella di cui il padre di Bedini ha denunciato il furto dopo essersi accorto della scomparsa da una cassaforte

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