Mentre tutti si esercitavano nei giri di campo o negli allunghi sulla linea della fallo laterale lui attraversava il deserto del Sahara. Omar Gaye ha 19 anni e la sua è una delle tante storie sputate sulle nostre spiagge dal Mar Mediterraneo: nel marzo del 2016 è fuggito dal Gambia, dilaniato dal dittatore Yahya Jammeh (quello che disse di voler governare "per un miliardo di anni") che da 22 anni sta insanguinando quelle terre. Quando racconta il suo viaggio sembra di ascoltare una a caso delle migliaia di storie che si leggono in questi mesi: ci sono gli interminabili viaggi in ostaggio dei trafficanti, le dolorose perdite (Omar ha "perso" uno zio di cui da mesi non riesce ad avere notizie), la Libia come partenza e poi il barcone. "La barca mi sembrava piccolissima. Eravamo 150. Sono stato attaccato per tutto il viaggio a una signora. Le ho voluto bene.", dice. Omar Gaye è sbarcato a Pozzallo. Da lì si è trasferito a Gela, in attesa di ottenere lo status di rifugiato politico e proprio a Gela si è rimesso a calciare il pallone. Il suo sogno. Poi il trasferimento a Napoli. 

Terzino sinistro, Maldini e Evra come idoli, e dei cross che "come crossa lui non crossa nessuno", dice Francesco Montervino, l'ex capitano del Napoli che l'ha accolto a braccia aperte e gli ha spianato la strada del professionismo. Ora Gaye è tesserato per la Juve Stabia. Calciatore professionista, in attesa dell'inizio della sua prima stagione in serie c. "Mi sento napoletano. Nero ma napoletano", racconta. E ricorda come durante il provino alla Juve Stabia si sia sentito subito a casa. Gli avevano detto che sarebbe stata dura, che si trattava solo di un provino ma lui, abituato a attraversare il deserto, ha trovato nella fascia sinistra l'isola felice del suo naturale approdo.

“Sono strafelice per quest’operazione andata in porto – dice l’ex Napoli Francesco Montervino – Soprattutto perché si tratta di una situazione particolare a livello umano. Parliamo di un ragazzo arrivato qui da rifugiato di guerra. In cinque mesi a Napoli l’ho aiutato a inserirsi e a crescere. Dopo poco tempo riuscire a darlo in serie C per me è motivo di grande soddisfazione”. In Gambia Omar ha lasciato il padre e due fratelli. "Sono felici per me", dice. E la sua tenacia ora l'ha portato fin qui. Ben oltre il deserto e il mare.