Il nuovo Dpcm divide l'Italia in tre aree, ma il colore delle regioni sarà deciso anche in base ai dati dell'Istituto superiore di sanità. "Il monitoraggio è fondamentale per capire l’evoluzione del rischio e prendere decisioni opportune per affrontarlo", ha spiegato questa mattina Silvio Brusaferro alla Commissione Affari Sociali. "L’impianto di monitoraggio è basato sulla valutazione del rischio e ha ventuno indicatori", divisi in tre set, "i primi sono indicatori di processo che monitorizzano la completezza del dato, se i dati non sono completi – ad esempio a livello regionale – è un segnale di crisi". Poi, continua il presidente dell'Iss, "ci sono gli indicatori di esito, che hanno a che fare con la circolazione, l'incidenza, l'Rt e i focolai". Infine "c’è un terzo set di indicatori di processo, che misurano la resilienza, cioè la saturazione dei posti letto, l'attività del personale per il tracciamento e la capacità di fare contact tracing". Ora "ci troviamo in una fase di escalation, quindi dobbiamo usare misure di contenimento e mitigazione".

Silvio Brusaferro ha sottolineato l'importanza di tutti gli indicatori, anche in funzione delle prossime decisioni a livello regionale: "Ad esempio un sistema che ha un numero significativo di nuovi casi, ma che ha una buona risposta dal punto di vista sanitario viene considerato a rischio moderato, se invece la circolazione è più bassa ma non ha risposta dal punto di vista sanitario sarà considerato a rischio più alto". La circolazione del virus è uno dei fattori, "ma la capacità di risposta è un altro fattore e questo tipo di impianto, che risale al trenta aprile, oggi è fondamentale per valutare la risposta dei sistemi regionali e provinciali".

"Nel nostro emisfero la circolazione del virus è particolarmente attiva – ha continuato il presidente dell'Iss – Tutti i paesi europei vengono colpiti". La nostra curva "è cresciuta nelle ultime settimane", e "c’è una grande differenza tra i casi e i sintomi, la presenza di asintomatici e paucisintomatici è una caratteristica di questa fase della pandemia". A differenza della prima ondata "il virus circola in tutte le regioni", ma "è cresciuta molto la capacità di fare tamponi molecolari in tutto il paese". L’età mediana delle persone che contraggono l’infezione "nella prima fase – in primavera – sfiorato i 70 anni", ha spiegato Brusaferro, "poi durante ferragosto è arrivata sotto ai 30 anni, poi a fine settembre si è stabilizzata a 40 anni e ultimamente sta crescendo di nuovo". Se all’inizio della seconda ondata "c’era un picco di giovani, ora la diffusione si è ridistribuita in tutte le fasce di età". Il passaggio in questa nuova fase "è stato il 4 ottobre".