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3 Ottobre 2013
11:27

“Non me ne faccio nulla del crocifisso in classe”: polemica su un insegnante a Bologna

Il preside della scuola difende la decisione dell’insegnante: “Non esiste alcuna legge dello Stato che impone l’obbligo di ostensione del crocifisso, ma solo un regolamento del 1928 sugli arredi scolastici, poi superato nel 1999 da norme che conferiscono autonomia ai singoli istituti”.
A cura di D. F.
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Sembrava essersi sgonfiata la polemica sui crocifissi nelle aule scolastiche, ma a quanto pare ben presto potrebbe riesplodere. Colpa di un episodio accaduto nella scuola elementare Bombicci di Bologna. Classe prima B, dove il simbolo religioso viene fatto sparire a pochi giorni dall'inizio della scuola. Ben presto la notizia arriva nelle orecchie di Fabio Garagnani, ex parlamentare del Pdl e personaggio assai combattivo in merito, che si affretta ad avvisare il ministro Carrozz a e il vicedirettore regionale dell’ufficio scolastico, Stefano Versari.

A non dirsi scandalizzato è il preside della scuola, Stefano Mari: "Non esiste alcuna legge dello Stato che impone l’obbligo di ostensione del crocifisso, ma solo un regolamento del 1928 sugli arredi scolastici, poi superato nel 1999 da norme che conferiscono autonomia ai singoli istituti: dipende dalla sensibilità dei docenti". A dimostrazione di ciò, prosegue il dirigente, "negli istituti che fanno parte del mio comprensivo, che riunisce 1.400 studenti tra elementari e medie, in moltissime aule il crocifisso non c’è mai stato o è stato tolto, mentre in altre è presente. Un processo graduale avvenuto negli ultimi anni e quasi passato inosservato in un clima di reciproca tolleranza tra chi lo avrebbe voluto e chi no".

Ma la spiegazione del preside non è andata giù ad Avvenire, quotidiano dei vescovi, che ha duramente condannato l'episodio e ricordato l’ordinanza del 2011 della Corte di Strasburgo che impose a una scuola media di Abano Terme (Padova) di riappendere il crocifisso, riportando anche il parere del presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli: "Non è rimesso alla scelta di qualcuno se togliere o meno il crocifisso – afferma il giurista -, non ci possono essere interpretazioni da scuola a scuola. Se è vero che la regolamentazione vigente sui simboli religiosi, che li vuole affissi nelle aule, può sembrare datata, è altrettanto vero che, chiamato a esprimersi, il Consiglio di Stato ne ha riaffermato la validità".

Ma il botta e risposta è proseguito e il preside ha insistito: "Credo che la questione vada risolta a livello amministrativo, è finito il tempo in cui tutto veniva deciso centralmente dal ministero". Intanto l'insegnante che ha rimosso il crocifisso ha tagliato corto e, a chi gli chiedeva come mai l'avesse fatto, ha risposto: "Non me ne faccio nulla".

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