"L'ho sepolta viva sotto le pietre", questa la choc di Lucio Marzo, il diciottenne che lo scorso settembre ha confessato di aver ucciso la fidanzata diciassettenne Noemi Durini. Secondo il giovane di Alessano (Lecce), la ragazza sarebbe stata ancora viva quando l'ha coperta con dei sassi nelle campagne di Castrignano del Capo, particolare che emerge dalla perizia dei consulenti del Tribunale la psicologa-psicoterapeuta Maria Grazia Felline e dello psichiatra-psicoterapeuta Alessandro Zaffarano, della quale il ‘Mattino' ha pubblicato oggi alcuni stralci. La perizia è stata effettuata per valutare la capacità di intendere e di volere del diciottenne, oggi in carcere con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo Lucio,  la fidanzata era ancora viva dopo il colpo infertole sulla nuca con un coltello tanto che, mentre la ricopriva con le pietre la ragazza avrebbe detto: ‘Che mi hai fatto, che mi hai fatto'".

A spazzare via i dubbi su questo scioccante particolare nel delitto di Specchia, sarà la consulenza che il medico legale Roberto Vaglio depositerà nelle prossime ore. Dai risultati dell'autopsia depositati oggi, sul corpo di Noemi Durini, emergerebbe in sostanza "un quadro non difforme" da quanto affermato dal ragazzo la sera del 13 settembre scorso, quando Lucio, all'epoca minorenne, fu fermato dopo aver confessato l'omicidio della fidanzata. L'esame avrebbe quindi confermato che la giovane non è morta subito dopo la coltellata inferta alla nuca e questo induce a credere che il sospetto che fosse ancora viva quando il suo assassino l'ha ricoperta con delle pietre non sia infondato.

La posizione di Lucio Marzo, tuttavia non è stata sempre coerente. Dopo alcune settimane di detenzione, il ragazzo ha ribaltato la versione accusando il meccanico di Salve, Fausto Nicolì, di aver ucciso Noemi. Si attendono invece gli esiti degli esami dei Ris che accertaranno se Noemi avesse fatto uso di sostanze stupefacenti prima di essere uccisa.