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Neo valutato benigno risulta maligno dopo 10 anni, Jessica muore: chiesto un milione di euro di danni

Un neo tolto anni prima e considerato benigno è risultato maligno a una seconda analisi dopo la scoperta di un melanoma nello stesso punto. Per i familiari di Jessica Foscarin una diagnosi sbagliata ha portato alla morte della 31enne. La Ulss 3 veneta: “Caso clinico complesso e la diagnosi difficile”.
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A cura di Antonio Palma
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Quando aveva solo 19 anni si era sottoposta a un intervento di rimozione di un neo sospetto al seno che però dai test era stato giudicato benigno e lei aveva proseguito la sua normale esistenza senza più preoccuparsene. Dieci anni dopo, però, ha scoperto che nello stesso posto si era formato un nodulo che in realtà si è rivelato un melanoma che in pochi mesi l’ha uccisa. Per la morte della 31enne Jessica Foscarin ora i familiari hanno deciso di trascinare in giudizio la Ulss 3 veneta chiedendo un milione di euro di risarcimento danni.

Per i familiari della donna, alla base della malattia che ha portato al decesso della 31enne nel luglio del 2022 a Mirano, nel Veneziano, ci sarebbe stata una diagnosi sbagliata durante i test su quel neo rimosso. Secondo i parenti, se fosse stata trattata in tempo, Jessica sarebbe sopravvissuta e non sarebbe arrivata alle metastasi che l’hanno portata via, nonostante le cure e i cicli di chemio.

Il calvario della 31enne è iniziato nel 2020 quando ha scoperto un nodulo allo stesso seno che si è rivelato un tumore maligno con metastasi. Mentre si curava e i medici cercavano di capire l‘origine di quel nodulo, lei è tornata indietro con la mente a quell’intervento al neo, raccontando ai sanitari la precedente esperienza.

A quel punto sono state ripescate le cartelle cliniche e il campione di tessuto conservato nella banca dati dell’ospedale. Il vetrino è stato rianalizzato ed è emerso che la diagnosi era sbagliata perché si trattava di un tumore maligno della pelle. A questo punto però era ormai troppo tardi per la donna che si è spenta una sera di luglio dello scorso anno, nonostante la chemioterapia.

Secondo i legali della famiglia, la prima perizia tecnica preliminare al Tribunale, chiesta dai parenti, avrebbe confermato un collegamento tra il neo e il melanoma e ora sono pronti a sostenere il processo in sede civile che si aprirà nel mese di marzo del prossimo anno. Non la pensano così, però dall’azienda Ulss 3 Serenissima secondo la quale l'accertamento tecnico non ha evidenziato responsabilità.

Secondo l’Azienda sanitaria, il caso clinico era complesso e la diagnosi difficile. “In merito alla dolorosa vicenda della paziente, l’esito dell’accertamento tecnico preventivo del Tribunale non certifica responsabilità evidenti degli ospedali coinvolti in merito ad analisi e cure effettuate, mettendo invece in luce la particolare difficoltà di diagnosi rispetto al caso clinico” spiegano in una nota, aggiungendo: “Motivo per cui i legali della famiglia, non accettando questa prima evidenza, decidono in questi giorni di citare in giudizio l’Azienda sanitaria. Inoltre la somma risarcitoria richiesta dai legali della famiglia, particolarmente ingente, induce l’azienda sanitaria a svolgere con i propri legali e con la compagnia assicurativa ogni ulteriore valutazione. Valutazione che è doverosa nei confronti dei cittadini, a favore di una sempre corretta gestione delle risorse sanitarie pubbliche”.

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