Sessantacinque persone sono state arrestate questa mattina nel corso di una vasta operazione della polizia di stato coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta a carico di capi storici, elementi di spicco e affiliati di un “locale” di ’ndrangheta dipendente dalla cosca Alvaro, ritenuta tra le più attive e potenti dell’organizzazione criminale. Stando a quanto emerso nel corso delle numerose indagini il clan controlla le attività criminali in una vasta area della provincia reggina, comprendente i comuni di Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe. Per 53 delle persone coinvolte è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre le restanti 12 sono ai domiciliari.

In manette, tra gli altri, sono finiti politici e rappresentanti istituzionali, fra cui il neoeletto consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo, sindaco di Sant’Eufemia e vicepresidente del parco dell’Aspromonte, e il parlamentare di Forza Italia  Marco Siclari per il quale è stata presentata richiesta di autorizzazione a procedere. Creazzo è diventato consigliere regionale appena un mese fa dopo aver ottenuto una valanga di voti, 8.033. Il politico  – membro della Guardia di Finanza e sindaco di Sant'Eufemia d’Aspromonte – è accusato di scambio elettorale politico mafioso. Secondo gli inquirenti nel coltivare e realizzare il progetto di candidarsi e ottenere un seggio alle elezioni regionali dello scorso 26 gennaio si sarebbe rivolto alla ‘ndrangheta (in particolare a Domenico Laurendi) reperendo voti in cambio di favori e utilità, grazie alle sue aderenze con figure apicali della cosca Alvaro.

Secondo gli inquirenti, tuttavia, la ‘ndrangheta era riuscita a collocare anche altri membri – oltre al sindaco – all'interno dell'amministrazione comunale di Sant'Eufemia d'Aspromonte. Nei guai infatti sono finiti anche il vice sindaco, Cosimo Idà, il Presidente del consiglio comunale, Angelo Alati, un consigliere comunale e un dirigente. Idà sarebbe artefice – secondo gli inquirenti – di diverse affiliazioni che avevano determinato un forte attrito con le altri componenti del "locale" di ‘ndrangheta eufemiese e l'alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne all'organizzazione. E' accusato di essere capo, promotore ed organizzatore dell'associazione mafiosa. Alati è ritenuto il "mastro di giornata" della cosca; il responsabile dell'ufficio tecnico comunale, Domenico Luppino, è indicato come referente della cosca in relazione agli appalti pubblici, mentre Domenico Forgione, detto "Dominique", consigliere comunale di minoranza, avrebbe avuto il compito di controllare gli appalti del Comune per consentire l'infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca eufemiese.

Sempre a Sant'Eufemia d'Aspromonte l'ala militare della "locale" di ‘ndrangheta disponeva di un arsenale impressionante, con armi ad elevato potenziale offensivo come pistole, fucili e bazooka, in parte sequestrate nel corso delle indagini, a cui gli indagati facevano riferimento durante i dialoghi intercettati dagli inquirenti. A loro era stata commissionata anche la fabbricazione di un ordigno esplosivo da parte di alcuni esponenti del clan Gallico di Palmi (RC) che intendevano utilizzarlo per distruggere o danneggiare gravemente l'abitazione storica loro confiscata e destinata ad ospitare la nuova sede del Commissariato di Polizia del luogo.

Per i 65 finiti in manette le accuse, a vario titolo, sono quelle di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico e detenzione di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento, violenza privata, violazioni in materia elettorale, reati aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ’ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso. Il personale della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Palmi, con il coordinamento del Servizio centrale operativo, coadiuvato dai Reparti Prevenzione crimine e di varie Squadre mobili del centro e del nord Italia, sta eseguendo anche numerose perquisizioni, con l’impiego di circa seicento agenti. Nelle province di Ancona, Perugia e Reggio Calabria, i carabinieri hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto, disposto dalla procura distrettuale antimafia di Ancona, nei confronti di tre professionisti marchigiani e di un imprenditore calabrese accusati dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi con l’aggravante mafiosa.