Muore di Covid dopo il trapianto a Bologna, la famiglia fa causa. Il giudice: “Nessuna colpa del Policlinico”

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Immagine di repertorio.
Aveva 48 anni e dopo anni di dialisi aveva finalmente ricevuto un trapianto di rene al Sant’Orsola di Bologna. Durante il ricovero contrasse il Covid (era il marzo 2020) e morì un mese dopo. La famiglia fece causa al Policlinico, ma il Tribunale ha escluso responsabilità: “Era irrealizzabile il rischio zero”.

Aveva 48 anni e da anni era costretto alla dialisi. Poi era arrivata la notizia che aspettava: c'era un rene compatibile. Il 13 marzo 2020 era stato sottoposto al trapianto al Policlinico Sant'Orsola di Bologna. L'intervento era riuscito e il nuovo organo aveva iniziato a funzionare. Ma erano anche i giorni in cui l'Italia entrava nel pieno della prima ondata di Covid.

Durante il ricovero l'uomo ha contratto il virus. Il 22 aprile, poco più di un mese dopo il trapianto, è morto per le complicazioni dell'infezione. La famiglia ha deciso di rivolgersi al Tribunale civile di Bologna, chiedendo di accertare una responsabilità del Policlinico e il risarcimento dei danni. Il giudice ha però respinto le richieste, escludendo colpe da parte della struttura.

Il paziente era stato inizialmente ricoverato in una stanza singola. Il 23 marzo, però, il Sant'Orsola aveva trasformato il Padiglione 15 in un'area dedicata esclusivamente ai trapiantati positivi al Covid. Il giorno successivo il 48enne venne trasferito nel Padiglione 1, in una stanza a quattro letti. Una scelta contestata dalla famiglia, ma ritenuta dal Tribunale conseguenza della necessità di riorganizzare i reparti davanti all'aumento dei contagi.

Nella sentenza la decisione viene definita "non bizzarra, non ardita", proprio perché legata alla trasformazione del Padiglione 15 in reparto Covid.

Il 26 marzo il paziente venne sottoposto a un primo tampone, dopo la positività di un infermiere, e il risultato fu negativo. Nei giorni successivi, però, un nuovo test diede esito positivo. Secondo i consulenti nominati dal Tribunale, il contagio sarebbe avvenuto durante la degenza, in un periodo compreso tra il 26 marzo e il 2 aprile.

Non è stato invece possibile stabilire con certezza come il virus fosse arrivato al paziente. Tra le possibilità considerate c'è anche quella di un contagio da parte del personale sanitario entrato in contatto con l'esterno. Ma, secondo la perizia, non era possibile ricostruire una precisa catena di trasmissione.

Dopo la positività, le condizioni del 48enne peggiorarono rapidamente. Una Tac evidenziò una polmonite interstiziale e comparvero gravi problemi respiratori. Fu necessario ricorrere all'ossigeno e successivamente alla ventilazione meccanica. Il 22 aprile l'uomo è morto.

Per i giudici, però, il fatto che il contagio sia avvenuto durante il ricovero non significa automaticamente che l'ospedale abbia una responsabilità. A pesare è soprattutto il contesto: era la primavera del 2020, il virus era ancora poco conosciuto, non esistevano vaccini e le strutture sanitarie erano costrette a modificare continuamente protocolli e organizzazione.

La sentenza sottolinea che "era irrealizzabile il rischio zero con riferimento al Covid in ambito ospedaliero". Il Sant'Orsola, secondo il Tribunale, aveva adottato le misure disponibili all'epoca per ridurre il rischio di contagio, senza però poter impedire in maniera assoluta l'ingresso del virus nella struttura.

I periti non hanno escluso che il paziente possa essere stato infettato da personale sanitario che aveva contatti con l'esterno. Ma per il giudice si trattava comunque di un'"evenienza non addebitabile al Policlinico", perché il contagio rappresentava un rischio "prevedibile ma non completamente evitabile nel contesto della pandemia".

Un altro elemento considerato decisivo riguarda proprio il trapianto. Secondo i consulenti, non si trattava di un intervento che potesse essere semplicemente rinviato. Dopo anni di dialisi, il 48enne aveva finalmente trovato un organo compatibile e rimandare l'operazione avrebbe potuto compromettere seriamente la possibilità di ricevere un nuovo rene.

La famiglia ha quindi perso un uomo che, dopo anni di attesa, aveva finalmente ricevuto l'organo che poteva cambiargli la vita. Poco più di un mese dopo, però, è morto per il Covid contratto durante quella stessa degenza. Per il Tribunale civile di Bologna, tuttavia, non ci sono elementi per attribuire la tragedia a una responsabilità del Sant'Orsola: in quelle settimane, conclude la sentenza, il rischio zero negli ospedali era semplicemente impossibile.

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