Muore bimbo di 11 anni, donati cornee e fegato: “Darà ad altri la ‘magia’ della vita che gli è stata negata”

Un percorso di grande sofferenza durato anni, ma affrontato sempre con gioia e ottimismo, si è trasformato in una storia di speranza. Un bimbo di 11 anni, affetto fin dalla nascita da una grave patologia congenita, è morto all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. E dopo il decesso la famiglia ha deciso di donare fegato e cornee, offrendo una possibilità di vita diversa a pazienti in attesa di trapianto.
Il percorso del piccolo paziente è stato seguito per anni da un’équipe multidisciplinare che lo aveva accompagnato in ogni fase della malattia, si legge in un post su Instagram pubblicato dall'ospedale.
Il bimbo, come hanno scritto in una lunga lettera medici, infermieri e operatori sanitari che lo hanno seguito durante i numerosi interventi chirurgici e ospedalizzazioni, ha cambiato profondamente le vite di chi lo ha conosciuto.
"Antonio – scrivono – non era ancora tifoso del Milan quando è arrivato nel nostro Ospedale. Aveva poco più di un mese e la sua patologia congenita già orientava verso il doloroso percorso di cronicità che segna l’infanzia e tutta la vita di questi bambini".
"Come ‘uno dei nostri bambini' aveva imparato a convivere con la malattia cronica e a essere, nonostante tutto, allegro, solare e tristemente ironico anche se, suo malgrado, eravamo noi i suoi amici, quegli amici che non ha potuto avere né a scuola né nel cortile di casa, così limitato dalla sua situazione", aggiungono.
Tempo fa un trapianto con la donazione del rene da parte della mamma non aveva, purtroppo, rappresentato la svolta nelle condizioni del bimbo, ricordano ancora i sanitari: "Eppure, quando veniva in ambulatorio per i controlli, Antonio ci portava la gioia".
"“Senza la magia, la vita è solo un grande spavento”, si legge su Ali di babbo, romanzo di Milena Agus. Appunto, Antonio non ha avuto ‘la magia' e a un ennesimo problema ha detto basta. Ed è volato via, con i suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri".
I medici concludono: "Antonio, finalmente, ha potuto raggiungere un suo sogno: diventare il Dottore che sognava di essere. I suoi organi aiuteranno altre persone, malate, a continuare a vivere e ad avere, magari, quella ‘magia' negata al nostro piccolo grande amico".