Multata di 3mila euro per un attacco di panico in treno: la storia di Giulia, studentessa di 21 anni

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Giulia F., una studentessa universitaria toscana di 21 anni, senza reddito, lo scorso giugno ha azionato il freno di emergenza di un treno regionale a seguito di un grave attacco di panico. Per questo ha ricevuto una multa di 3mila euro alla quale appare impossibile opporsi: Trenitalia non le ha concesso nessuna audizione né la possibilità di rateizzare la somma.

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Tremila euro di multa. È la sanzione ricevuta da Giulia F., una studentessa universitaria toscana di 21 anni, senza reddito, che lo scorso giugno – salita a bordo di un treno regionale a Chiusi, in provincia di Siena – ha azionato il freno di emergenza a seguito di un grave attacco di panico. Iscritta alla facoltà di Statistica dell'Università di Firenze, la ragazza è stata successivamente protagonista di una vicenda burocratica che solleva non pochi interrogativi sia sulla qualità del servizio di assistenza dei clienti di Trenitalia, sia più in generale sulla gestione delle emergenze sanitarie, in particolare quelle legate alla salute mentale, a bordo dei mezzi di trasporto pubblici.

I fatti risalgono a poco più di tre mesi fa e sono avvenuti nella stazione ferroviaria di Chiusi durante una normale sosta di un convoglio. Quel giorno, racconta a Fanpage.it la 21enne, di cui non riveleremo l'identità, "salendo un istante su un treno regionale in sosta esclusivamente per recuperare il mio telefono cellulare e lasciando bagagli, borsa e documenti sulla banchina, le porte si sono improvvisamente chiuse". L'imprevisto ha innescato un'immediata reazione di forte disagio psicologico nella ragazza. "La separazione immediata dai miei beni ha scatenato un attacco di panico acuto e incontrollabile", prosegue Giulia nella sua ricostruzione dei fatti.

Nello stato di profonda alterazione psicofisica in cui si è improvvisamente trovata, terrorizzata dall'essersi separata dai suoi bagagli rimasti in stazione, la giovane ha reagito in modo istintivo. "Nel tentativo, d'impulso, di far riaprire le porte mentre il convoglio muoveva i primissimi passi, ho azionato la leva d'allarme, priva di qualsiasi vetro o protezione". Il convoglio ha risposto all'istante al comando, e si è arrestato "per soli 5 minuti precisi", sottolinea Giulia. In quel lasso di tempo, il personale Trenitalia è intervenuto per ripristinare il sistema e permettere al treno di riprendere regolarmente la marcia.

Per la studentessa, però, la crisi era tutt'altro che superata. "Per l'intero tragitto, fino alla fermata successiva, sono rimasta sdraiata a terra davanti alla porta, in preda a iperventilazione e forte sofferenza psicofisica", racconta. Nonostante la gravità della situazione sanitaria fosse evidente, tanto da spingere il personale di bordo a valutare la necessità di richiedere l'intervento di un'ambulanza, la vicenda è stata affrontata e gestita da Trenitalia esclusivamente sul piano disciplinare. Al termine del viaggio, alla giovane è stata comminata la multa massima prevista, pari a 3mila euro. Una batosta per chiunque, specialmente per una studentessa di 21 anni senza reddito.

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Il biglietto del treno regolarmente in possesso di Giulia

Nonostante il forte malessere psicofisico e l'assenza dei propri documenti di identità, rimasti all'interno della borsa sulla banchina della stazione, quel giorno Giulia non si è sottratta all'identificazione da parte delle autorità e del personale addetto. Al contrario, ha fornito le proprie generalità a voce, mantenendo un comportamento collaborativo pur nel disagio in cui si trovava. "A differenza di chi crea degrado o viaggia abitualmente senza biglietto, non sono fuggita, ho collaborato e ho fornito subito i miei dati personali pur senza documenti fisici appresso. L'amarezza più grande è arrivata proprio dalle parole di un operatore di stazione, che ufficiosamente mi ha detto: ‘Potevi scappare come fanno tutti'".

Oltre al danno economico, vi è un'ulteriore e specifica contestazione tecnica legata al calcolo dei ritardi attribuiti all'azionamento del freno d'emergenza. Le comunicazioni ufficiali inviate da Trenitalia infatti indicano un ritardo complessivo del servizio quantificato in oltre 40 minuti. Giulia tuttavia fornisce una ricostruzione profondamente diversa. "Un addebito formale di ben 44 minuti di ritardo della linea, quando l'allarme ne ha causati solo 5, mentre 18 minuti erano già preesistenti prima del mio arrivo e i restanti sono derivati dalle lunghe telefonate del personale di bordo alla stazione successiva".

I tentativi di mediazione intrapresi nelle settimane successive all'emissione del verbale si sono rivelati purtroppo vani. La famiglia di Giulia, avvalendosi anche del supporto di un avvocato, ha cercato ripetutamente di aprire una linea di comunicazione con Trenitalia. "Abbiamo provato a mandare l'istanza del nostro legale, ma su Internet si trovano svariate email a cui però non risponde nessuno. Abbiamo mandato diverse PEC, diverse raccomandate, ma nessuna risposta", spiega Giulia. Le uniche comunicazioni ufficiali ricevute hanno riguardato esclusivamente l'invio delle coordinate IBAN su cui effettuare il saldo della multa da tremila euro. Nessuna possibilità di audizione è stata concessa, né è stata fornita alcuna indicazione tempestiva sulla possibilità di accedere a un piano di rateizzazione della somma, nonostante fosse stato richiesto.

"Mi sono trovata davanti a un muro; è difficile riuscire a parlare con qualcuno di Trenitalia, a meno che tu non debba acquistare un biglietto. Non c'è un numero verde a cui rivolgersi, un call center, qualsiasi cosa". Giulia racconta inoltre di aver interpellato fisicamente il personale dell'azienda, trovandosi di fronte a impiegati che, non potendo o non sapendo fornire risposte adeguate in merito, l'hanno costretta "a continui viaggi in auto a vuoto di oltre un'ora da casa mia". Insomma, la gestione della pratica è avvenuta esclusivamente attraverso un iter burocratico unilaterale privo di alcun contatto diretto.

Di fronte alla scadenza incombente dei termini per il pagamento, all'assenza di interlocutori e al concreto rischio di incorrere in more, la famiglia della studentessa si è trovata senza alternative. Per scongiurare l'avvio formale di procedure esecutive, è stata presa la decisione di saldare l'intero importo richiesto effettuando un bonifico di 3mila euro "per senso di responsabilità", spiega la ventunenne. Contestualmente al versamento, tuttavia, è stata formalizzata e inviata una documentazione di integrazione, costituita da un'istanza di annullamento e rimborso in autotutela. La richiesta fa leva sullo stato di necessità previsto dall'Articolo 4 della Legge 689/1981, un principio giuridico che prevede l'esclusione della responsabilità quando la violazione è commessa per la necessità di salvarsi da un danno grave.

A certificare l'entità del grave malessere effettivamente vissuto dalla ragazza vi è una dettagliata documentazione clinica – di cui Fanpage.it è venuta in possesso – redatta da un medico psichiatra di un'azienda sanitaria toscana. Il referto ufficiale attesta inequivocabilmente che l'insorgenza di un "Disturbo da stress acuto" coincide temporalmente in modo esatto con l'episodio avvenuto sul convoglio. Durante quei drammatici minuti, la giovane ha manifestato una sintomatologia severa, che includeva tachicardia, derealizzazione, un forte senso di costrizione e una sensazione di paura di morte imminente. Il documento medico rileva inoltre uno stato di progressivo miglioramento successivo ai fatti, sebbene persistano sintomi dello spettro panico-agorafobico in grado di interferire con le normali attività della vita quotidiana.

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Il documento medico che certifica il disturbo di Giulia

Come spiega infatti la stessa Giulia, quello vissuto a bordo del treno non è stato un episodio del tutto isolato, ma si è inserito in un quadro di fragilità che ha amplificato l'impatto traumatico dell'evento. "In passato ho sofferto di attacchi di panico e di ansia e ho fatto dei percorsi con più psicologi della zona", dichiara. Tuttavia, l'evento sul treno ha assunto connotati di particolare gravità: "Devo dire che questo è stato uno dei più acuti e che è durato per più tempo". Un trauma improvviso che ha lasciato strascichi pesanti sulla sua quotidianità, costringendola a riprendere le cure. "Anche dopo l'episodio ho continuato ad avere attacchi di panico e sto affrontando un altro percorso per superare questa cosa", aggiunge la ventunenne. "Non mi ero mai ritrovata in una situazione del genere e mi ha colpita particolarmente".

Ora, a bonifico effettuato, la battaglia di Giulia si concentra sulla richiesta di restituzione della somma, ritenuta sproporzionata per un malore documentato e in assenza di qualsiasi dolo. "Avendo già pagato, a questo punto chiedo il rimborso", sottolinea la ragazza, decisa a non rassegnarsi. Ma al di là della vertenza legale, c'è un tema sociale ben più ampio che sta a cuore a Giulia. "Come studentessa universitaria vorrei chiedere pubblicamente: è accettabile che una crisi di salute mentale sui trasporti pubblici venga trattata come un atto vandalico? Chiederei che la salute mentale venisse trattata in maniera differente e che ci siano più persone a supporto di questo, non solo in Trenitalia, ma in tutti i luoghi pubblici". Chissà se il suo auspicio verrà accolto. E chissà se Giulia riavrà indietro i tremila euro pagati senza avere nessuna reale colpa.

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