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Morte Luana D’Orazio, ok al patteggiamento dei datori di lavoro. La mamma: “Sono delusa”

Sono state accolte dal giudice le richieste di patteggiamento dei due titolari dell’azienda di Montemurlo (Prato) in cui lavorava Luana D’Orazio. La mamma della 22enne morta al lavoro: “Sono delusa, speravo pena più giusta”.
A cura di Davide Falcioni
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Sono state accolte dal giudice le richieste di patteggiamento dei due titolari dell'azienda di Montemurlo (Prato) in cui lavorava Luana D'Orazio, l'operaia di 22 anni, madre di un bambino che ora ha sei anni, che nel maggio di un anno fu inghiottita e stritolata da un orditoio mentre era al lavoro, che era stato manomesso – secondo le accuse – per funzionare con la saracinesca alzata.

Nello specifico, si tratta di due anni di reclusione per Luana Coppini, un anno e sei mesi per Daniele Faggi, con la sospensione condizionale della pena per entrambi. La pena è stata concordata con la procura, che aveva posto come condizione l'effettivo pagamento del risarcimento stabilito in poco più di un milione di euro. Nel patteggiamento rientra anche la sanzione pecuniaria di 10.300 euro per la ditta.

"Speravo in una pena più giusta, sono "molto delusa", ha commentato la mamma di Luana, Emma Marrazzo, all'uscita dall'udienza, dopo che già questa mattina aveva detto: "Se la vita di mia figlia vale due anni, mi rimetto a quello che decideranno, ma non so se il pm ha figli…"

"Si aspettava una pena più esemplare, Luana rimane un simbolo – ha detto- si tratta di una sentenza molto celere che si poggia su due pilastri e non è affatto scandalosa, come pure ho sentito dire sui social, ma giusta", ha detto l'avvocato Alberto Rocca, che difende assieme a Barbara Mercuri i due imputati che hanno patteggiato.

Come è morta Luana D'Orazio

Come si ricorderà Luana D'Orazio, operaia di 22 anni madre di un bimbo che ora ha 6 anni, perse la vita mentre era al lavoro: la giovane donna venne stritolata tra gli ingranaggi di un orditoio che era stato manomesso – secondo le accuse – per funzionare con la saracinesca alzata, omettendo un fondamentali dispositivo di sicurezza.

La modifica sarebbe stata realizzata non tanto per aumentare i profitti (le stime delle fiamme gialle parlano di un aumento di produttività marginale, dell'8%, peraltro relativo a un macchinario di campionatura), ma più genericamente per alleggerire le operazioni degli operai. Nella relazione vengono ripercorsi gli ultimi istanti di vita di Luana e quelli subito successivi. E si indicano precise responsabilità: "La macchina presentava una evidente manomissione con un altrettanto evidente nesso causale con l'infortunio", si legge.

Secondo i tecnici che hanno effettuato la perizia sul macchinario la ditta utilizzava l'orditoio in maniera non conforme, per la presenza di una "staffa fortemente sporgente anziché una con superficie esterna liscia, come previsto e fornito dal costruttore". La stessa staffa su cui restarono impigliati i vestiti di Luana, poi stritolata dal macchinario.

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