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Morta cadendo dal balcone a 13 anni a Piacenza, concesso rito abbreviato all’ex accusato di omicidio

Colpo di scena nel processo per la morte della 13enne di Piacenza caduta da un balcone. Il Tribunale di Bologna ha ribaltato la decisione del Gup e ha concesso il rito abbreviato per l’ex fidanzato 15enne accusato di omicidio, che comporta una riduzione di pena di un terzo in caso di condanna. Al’imputato concesso anche di poter far acquisire le deposizioni dei due consulenti di parte sui risultati dell’autopsia.
A cura di Antonio Palma
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Nuovo colpo di scena nel processo per la morte della 13enne di Piacenza caduta da un balcone al settimo piano il 25 ottobre dello scorso anno. Il Tribunale infatti ha concesso il rito abbreviato per l'ex fidanzato 15enne che, secondo l'accusa, l'avrebbe spinta giù colpendola anche mentre la ragazzina tentava di aggrapparsi disperatamente alla ringhiera prima di precipitare. La decisione, arrivata oggi dal collegio dei giudici del tribunale per i minorenni di Bologna, ha ribaltato la precedente decisione del Gup che lo scorso 26 giugno aveva rigettato la richiesta della difesa.

Contro la decisione del giudice per le udienze preliminari, gli avvocati del 15enne infatti avevano fatto ricorso ottenendo ora dal Tribunale collegiale un rinvio del processo e la possibilità di svolgerlo con il rito abbreviato che comporta una riduzione di pena di un terzo in caso di condanna. La difesa aveva già avanzato davanti al Gup la richiesta di rito abbreviato condizionato all'ascolto di due consulenti medico-legali della difesa ma in prima istanza il giudice lo aveva escluso.

Ora il Tribunale invece ha concesso il beneficio di legge e permesso all'imputato anche di poter far acquisire le deposizioni dei due consulenti di parte che si andranno ad aggiungere agli elementi raccolti dall'accusa. L’udienza infatti è stata rinviata al 10 settembre prossimo, giorno in cui verranno sentiti proprio i due consulenti della difesa e sarà effettuato un confronto con il consulente del pubblico ministero prima di procedere oltre.

Al centro della disputa processuale i risultati dell'autopsia secondo i quali la dinamica della caduta è "incompatibile con un suicidio". L'analisi delle lesioni del cranio infatti farebbe pensare a una caduta all'indietro, probabilmente per una spinta, e non in avanti, come sarebbe in caso di un gesto estremo volontario. Una conclusione che viene messa in dubbio dai consulenti di parte  in base alle lesioni riscontrate alla testa.

Il 15enne, che si dichiara innocente, infatti è accusato di aver spinto l'ex fidanzatina 13enne dal balcone del settimo piano del palazzo nel quale abitava, colpendola anche alle mani per farla cadere dopo che quest'ultima si era aggrappata alla ringhiera per salvarsi. Il reato contestato è omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva con la vittima e da stalking per averla perseguitata dopo che lei lo aveva lasciato.

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