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Morì a 18 anni durante un allenamento di boxe, famiglia chiede i danni: “Ancora non sappiamo chi l’ha ucciso”

Dopo le sentenze di patteggiamento per la morte di Edoardo Zattin, il 18enne colpito da un pugno durante un allenamento di boxe nel 2023, i genitori avvieranno una causa per ottenere un risarcimento. “Inaccettabile che chi lo ha colpito sia ancora nascosto”, ha detto il papà del ragazzo.
A cura di Eleonora Panseri
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Edoardo Zattin, 18 anni.
Edoardo Zattin, 18 anni.

Il 24 febbraio 2023 il 18enne Edoardo Zattin è morto dopo aver ricevuto un pugno durante un allenamento di boxe in una palestra di Monselice, in provincia di Padova. Ora i genitori, dopo le sentenze di patteggiamento, avvierà una causa civile per ottenere un risarcimento.

Come si legge su Il Mattino di Padova, la decisione è arrivata dopo che sono diventate definitive le sentenze di patteggiamento per cooperazione in omicidio colposo dei tre imputati.

Si tratta dell'istruttore Simone Lazzarin, 48 anni di Rovigo (2 anni con sospensione della pena) e dei legali rappresentanti della palestra, Luca Lunardi, 37 anni, e Matteo Zenna, 49 anni, entrambi di Monselice (1 anno, 10 mesi e 20 giorni).

La causa civile sarà promossa nei confronti dei tre imputati dell'associazione Boxe Cavarzere e della palestra Move Ssd. Il patteggiamento penale ha escluso la possibilità di risarcimento in quella sede.

Resta però senza risposta la domanda su chi abbia sferrato il pugno mortale: nessuno dei presenti che erano in palestra la sera del 22 febbraio 2023 è stato in grado di ricostruire cosa sia realmente successo e chi abbia colpito il 18enne con il colpo che lo ha poi ucciso.

Secondo quanto emerso dalla perizia svolta dal professor Stefano D'Errico dell'Università di Trieste, Edoardo avrebbe ricevuto un pugno sopra l'orecchio sinistro tra le 19.15 e le 19.25, procurandosi la frattura della teca cranica e un'emorragia interna.

Il ragazzo, che era in possesso solo della tessera per utilizzare i pesi in palestra e non era iscritto alla Federazione pugilistica italiana, non avrebbe dovuto praticare sessioni di sparring.

Si tratta di una forma di allenamento tipica degli sport da combattimento, come pugilato, MMA, muay thai, che consiste in un combattimento simulato e controllato tra due persone con l'obiettivo di applicare le tecniche, migliorare riflessi, distanza, tempismo e condizione fisica in un ambiente sicuro.

"A oggi non so chi lo ha ammazzato – ha spiegato il padre del 18enne – Tutte le persone che erano all’interno della palestra non hanno mai dichiarato che cos’è successo. È inaccettabile che chi ha ferito mortalmente mio figlio continui a restare nascosto".

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