“Mio zio ha ucciso mia sorella, russava accanto a me quella notte”: Alì, fratello di Saman, rompe il silenzio
"Avevo tantissima voglia di uccidere mio zio, visto che lui aveva eliminato mia sorella". Alì Haider aveva 16 anni quando pronunciò quelle parole davanti agli investigatori. Fratello minore di Saman Abbas, quella notte ha visto suo zio Danish prenderla per il collo e trascinarla verso le serre. Per giorni ha tenuto dentro quello che sapeva, fino a quando ha tenuto la forza di raccontarlo. La sua testimonianza avrebbe contribuito a spezzare il muro di silenzio della famiglia e a dare una svolta alle indagini sulla morte della 18enne di origini pakistane, uccisa a Novellara nel 2021 dopo essersi opposta al matrimonio combinato che la famiglia aveva scelto per lei.
Oggi Alì ha 21 anni. Non è più il ragazzino che all'epoca dei fatti evitava i giornalisti e viveva dentro una vicenda che non aveva gli strumenti per comprendere fino in fondo. A distanza di cinque anni, ha deciso di tornare a parlare della sorella, della sua famiglia e di quella notte nella docuserie Saman, la verità nascosta, realizzata da Lorenzo Avola e Carmen Vogani con Simona Coppini, disponibile su Hbo Max.
Il ricordo di quella sera è ancora legato soprattutto a una scena. "Fu il comandante dei carabinieri a dirmi: una bugia rovina tutto, la verità batte tutti, e mi ha sciolto il cuore", racconta Alì, uno testimone di quel femminicidio come aveva spiegato a Fanpage.it l’avvocata Barbara Iannuccelli. "Piano piano mi sono riuscito ad aprire e ho detto ‘mio zio Danish ha ucciso mia sorella'. Io ero davanti alla porta, ho visto mio zio che la prendeva per il collo e la portava nelle serre".
Poi la memoria va a ciò che accadde nelle ore successive. "La stessa notte in cui aveva fatto quella roba, lui dormiva accanto a me. Dormiva, capito? Con gli stessi vestiti addosso. Lui russava, io piangevo". Alì avrebbe voluto reagire, vendicare Saman, ma sapeva cosa avrebbe significato.
Avevo tantissima voglia di ucciderlo. Ma non volevo andare in prigione".
Il giovane non uscì di casa quella notte. Una scelta che negli anni ha continuato a tormentarlo. "L'ho visto mentre prendeva mia sorella per il collo e la portava nelle serre. Se uscivo, se andavo lì, ora sarei al cimitero. Magari era meglio". In un altro passaggio della sua testimonianza descrive così le persone che aveva davanti agli occhi: "
Erano come animali. Io tremavo tutto a guardarli…".
Saman aveva 18 anni quando venne uccisa. Era innamorata di Saqib, un ragazzo pakistano conosciuto in Italia, e non voleva accettare il matrimonio combinato con un cugino scelto dalla famiglia. Per i genitori e gli altri parenti, quella decisione rappresentava una ribellione inaccettabile. Le fecero credere che la rabbia nei suoi confronti fosse passata e che potesse uscire di casa. In realtà, secondo quanto emerso dalle indagini e dal processo, la famiglia aveva già preparato il luogo in cui nascondere il corpo.
La sorella scomparve nella primavera del 2021. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato soltanto 18 mesi dopo, sepolto a circa due metri di profondità dietro un rudere di famiglia. La vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna definitiva all'ergastolo per i genitori e i cugini e a 22 anni per lo zio Danish.
Per Alì, però, la storia non si è conclusa con le sentenze. La perdita della sorella è stata accompagnata da quella dei genitori.
Ho perso prima Saman, la persona più importante per me, poi ho perso i miei genitori".
E il rapporto con la madre resta doloroso e pieno di contraddizioni.
Mia madre mi manca tantissimo. Lei riesco ad andarla a trovare in carcere. Mi ha sempre detto che è venuta in Italia per me, aveva fatto dei sacrifici per darci un futuro, saperla lì dove sta ora, in una cella, mi fa stare male. L'alcol è stata la rovina, mia madre ha avuto una vita di m… Quando mio padre beveva, un disastro".
Di Saman, invece, Alì conserva un'immagine diversa da quella della vittima raccontata per anni dalla cronaca. Per lui era soprattutto una ragazza che aveva avuto il coraggio di scegliere per se stessa. "Sono molto orgoglioso di lei. Era la più forte e coraggiosa, non avrei mai saputo lottare come lei per la sua libertà. E penso che le donne devono fare ciò che vogliono".
Il caso Saman pone però anche un'altra domanda: se quella morte potesse essere evitata. La giovane aveva avuto contatti con le forze dell'ordine, con i servizi sociali e con l'amministrazione comunale ed era stata anche ospitata in una comunità protetta. "Sì, Saman poteva essere salvata è la tesi nella nostra docuserie", spiega Lorenzo Avola, uno degli autori, "dimostrata dalla ricostruzione degli eventi, supportata dalle interviste che abbiamo fatto. È come se ciascuno avesse riflettuto su quell'ultimo passo personale o collettivo che è mancato per custodire una vita".
Carmen Vogani aggiunge: "Lei ha pensato di potersi salvare attraverso un amore adolescenziale, un'altra figura maschile. Ovviamente non parliamo di un sistema che era inerte, anzi, si è messo in movimento: ma lo ha fatto a volte tardi, o con quella superficialità che diventa fatale". Per Simona Coppini, "non c'è uno sguardo giudicante, ma in maniera maieutica sono emersi sensi di colpa collettivi".
Alì, intanto, deve fare i conti con una vita che ha dovuto ricominciare praticamente da solo. Oggi vive in una casa famiglia. Ha fatto diversi mestieri, dall'aiuto gommista al barista, e adesso fa il cameriere. Anche il lavoro ha finito per legarlo alla memoria della sorella.
"Stare in cucina era il sogno di Saman, mi piace portare avanti questa sua idea", racconta. Ma il futuro resta incerto. "Per restare qui devo lavorare e sono un po' in ansia perché aspetto il rinnovo del permesso di soggiorno". Tornare in Pakistan, dice, non è possibile:
In Pakistan non posso tornare, sono in pericolo. Mi dico anche che lì morirei una volta, qui muoio ogni giorno, meglio se muoio una sola volta e raggiungo Saman".
Nonostante tutto, Alì prova a immaginare una vita diversa. Vorrebbe un cane, un lavoro stabile, una famiglia. "Io ce la metto tutta per diventare una persona adulta e mi impegno, ma non so se ce la faccio. Vorrei tanto poter aprire un negozio, ma mi sembra di non avere futuro. Spero di trovare una ragazza giusta per me, di avere un giorno una famiglia, affetti miei. Quando vado al parco e vedo le famiglie che giocano e stanno insieme… Ecco, quello mi fa stare male".