“Io sono molto credente, sapete, ma qui non voglio scomodare la Provvidenza, diciamo allora che è stato il destino a volere che io mi trovassi proprio lì in quel punto, lunedì pomeriggio, quando a un tratto c’è stato bisogno di me”. Così il sergente maggiore dell’Aeronautica militare Angelo Greco, 40 anni, di Foggia, che qualche giorno fa ha salvato sette persone, tre bambini e quattro adulti dal mare agitato a Marina di Pulsano (Taranto). Vedendo la situazione di pericolo, si è immediatamente tuffato in acqua riuscendo a raggiungere, nonostante le correnti avverse, le persone in difficoltà – una coppia di coniugi e due donne, oltre ai piccoli – e a riportarle a riva.

I fatti sono avvenuti lo scorso 3 agosto intorno alle 16.30. “Il tempo — racconta lui al Corriere della Sera— si era cominciato a guastare, scendeva qualche goccia di pioggia ma c’era un’afa terribile. Così la gente cercava refrigerio nel mare. Poi mia moglie Doriana ha sentito gridare: “Aiuto, aiuto!”.

Io all’inizio non ci ho badato perché giocavo con Noemi. Ma poi ho visto al largo due donne e due bambine che annaspavano. Senza pensarci, mi sono tuffato”. Sergente maggiore appartenente al 32° Stormo di Amendola, in missione a Taranto per il progetto ‘Strade Sicure’, Greco è in quel momento libero dal servizio. Le due mamme con le due figlie (di 8 e 15 anni) gridavano aiuto, Angelo in poche bracciate le ha raggiunte:

“Ne ho presa una per volta con le mani sotto le ascelle. Intanto parlavo con loro, le tranquillizzavo, cercavo di farmi vedere sorridente. In pochi minuti erano tutte salve, sono tornato a riva stremato”.

Quando pensava che tutto finisse, si è reso conto che la situazione era più complicata del previsto: un’altra mamma in ansia per il figlio di 13 anni in mare. Il sergente si è così rituffato , ma c’era un problema in più: un uomo e una donna, marito e moglie, s’erano buttati in mare anche loro nel tentativo di salvare il ragazzo, ma poi la corrente li aveva trascinati. Così, Greco ha afferrato prima il tredicenne e l’ha trascinato verso l’area dove l’acqua era più bassa, un vero e proprio lancio così da atterrare molti metri più in là. A quel punto ha raggiunto e salvato anche i coniugi. I suoi superiori gli hanno già telefonato per congratularsi.

Quanto successo quel giorno non l’ha fatto dormire di notte:

“Era troppa l’adrenalina — dice — così in silenzio mi sono messo a pregare, mentre mia moglie e mia figlia dormivano accanto a me. E ho pensato che questo in fondo è il senso della vita. Occuparsi degli altri, fare bene alle persone. Non so chi mi ha dato la forza, lunedì, però certo ora sarà contento”.