Nel lungo elenco delle colpe predeterminate adesso c'è anche questa: "Ci portano il coronavirus". Alla fine di giugno 43 migranti di otto nazionalità diverse sono stati salvati dalla nave Mare Jonio della ong Mediterranea saving humans: otto di loro, dopo lo sbarco ad Augusta e il tampone, sono risultati positivi asintomatici al Covid-19. Così, su ordine della prefettura di Siracusa, sono stati portati a Testa dell'acqua, microfrazione di Noto, in una ex casa di riposo da anni centro di accoglienza. Chiuso poco tempo fa e riaperto per l'emergenza. "Siamo venuti per l'estate qua, e nel centro non c'era nessuno. Adesso ci hanno portato questi con il coronavirus", dice un anziano. La sua casa di villeggiatura è a cinquanta metri di distanza dall'immobile. Dal suo giardino si vedono i tetti dei due edifici: in uno sono alloggiati i 35 negativi, nell'altro gli otto positivi.

 

La polizia presidia l'ingresso giorno e notte, l'esercito dovrebbe arrivare a breve. Impossibile, senza essere identificati dagli agenti, riprendere in video anche solo l'ingresso dell'edificio. Servono autorizzazioni di prefettura e questura, sostengono i poliziotti, neanche sulla strada pubblica è possibile accendere la telecamera. Il cordone di sicurezza è strettissimo, anche perché le proteste non sono mancate: "Noto non è un ghetto, stop ai mercanti di carne umana", recita uno striscione attaccato su un muretto. I residenti lo attribuiscono a militanti di estrema destra. "Hanno fatto un grande baccano, l'altro giorno", continua l'uomo che vive proprio lì di fronte.

Per arrivare a Testa dell'acqua il percorso da fare è piuttosto tortuoso. Per il cuore barocco di Noto i segnali stradali indicano 17 chilometri. E il centro di accoglienza straordinaria, gestito dalla cooperativa Mondonuovo e da un giovane netino, è distante un paio di chilometri dal Jolly bar, l'unico della frazione. "Non ho paura di loro, ho paura del coronavirus", dice un cittadino. E il titolare del bar aggiunge: "Il problema sono state le dichiarazioni dei politici, ci hanno dato il colpo di grazia dopo mesi di sofferenza. Siamo un posto di vacanze, la gente già non vuole più venire". Il riferimento è alle dichiarazioni del 2 luglio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci: "Verificherò se non sia il caso di ordinare la zona rossa attorno alla struttura che ospita gli immigrati", scriveva su Facebook il governatore. "Dopo avere capito che è tutto perfettamente organizzato, il presidente ha valutato che nessuna zona rossa è necessaria e che Noto è una città sicura", interviene il sindaco Corrado Bonfanti, raggiunto da Fanpage.it a Palazzo Ducezio, la splendida sede del Comune di fronte al Duomo.

Per Bonfanti e Musumeci il grande tema resta la possibilità che i migranti salvati in mare non facciano sulla terraferma la quarantena e l'eventuale periodo di convalescenza dal Covid. Il governatore chiede da tempo la possibilità di altre navi per l'isolamento, come la Moby Zazà, ancorata in rada a Porto Empedocle (nell'Agrigentino). "In mare è tutto più complicato", risponde Luca Casarini, capo missione della Mare Jonio, l'imbarcazione della ong italiana che ha soccorso il barcone dei 43 a largo delle coste libiche. "Se si organizza un sistema sanitario razionale, a terra non ci sono rischi né per tutti gli altri né per coloro che devono guarire dal coronavirus", prosegue. E sulle polemiche sui salvataggi aggiunge: "La cura per il Covid non può essere lasciare la gente morire in mare affogata".