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Campi Flegrei

Campi Flegrei, magma a 5 km dalla superficie: i rischi del supervulcano spiegati dall’esperto

Un nuovo studio ha rilevato la struttura interna e l’evoluzione del supervulcano dei Campi Flegrei, grazie al quale sono stati identificati accumuli di fluidi e magma a pochi chilometri dalla superficie. Fanpage.it ha intervistato uno degli autori per comprendere l’impatto dei risultati e quali sono i rischi di eruzione alla luce della crisi bradisismica in corso.
Intervista a Claudio Chiarabba
Direttore del Dipartimento Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
A cura di Andrea Centini
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Il 14 maggio 2024 i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (INGV) e dell'Università Milano Bicocca hanno pubblicato un nuovo studio dedicato alla struttura interna del supervulcano dei Campi Flegrei, caratterizzato da una gigantesca caldera con un diametro complessivo superiore alla dozzina chilometri. Gli studiosi, grazie a una innovativa tecnica di tomografia sismica, hanno ottenuto dettagli senza precedenti di questa struttura, facendo ad esempio emergere che vi è uno specifico accumulo di fluidi e magma a pochi chilometri di profondità dalla superficie.

È doveroso sottolineare che lo studio si basa su dati raccolti fino al 2022, ma attualmente è in corso un significativo processo bradisismico che in sole tre settimane ha portato al sollevamento del suolo di ben 2,5 centimetri (rispetto alla media mensile di 1 centimetro), inoltre continuano a verificarsi molteplici eventi sismici, con centinaia di terremoti registrati in una sola settimana. Per comprendere meglio i risultati del nuovo studio, come potrebbe essere cambiata la situazione alla luce della crisi in corso e quali sono i rischi di eruzione, Fanpage.it ha intervistato il dottor Claudio Chiarabba, Direttore del Dipartimento Terremoti dell'INGV e coautore del nuovo articolo “Tracking transient changes in the plumbing system at Campi Flegrei Caldera” pubblicato su Earth and Planetary Science Letters. Ecco cosa cosa ci ha raccontato.

Dott. Claudio Chiarabba, Direttore Dipartimento Terremoti dell'INGV
Dott. Claudio Chiarabba, Direttore Dipartimento Terremoti dell'INGV

Dottor Chiarabba, grazie al vostro studio innovativo, basato anche su un approccio probabilistico, è emersa la struttura interna del supervulcano dei Campi Flegrei con un dettaglio senza precedenti. Come avete fatto e quali sono stati i risultati più significativi del lavoro

Va detto che c'è una parte non lineare in cui vengono definiti i parametri elastici e come variano non solo nello spazio – che è la classica tomografia – ma anche nel tempo. Per cui in 4D. E poi da questa ricostruzione del sottosuolo in quattro dimensioni abbiamo ottenuto delle “fotografie” fatte in certi istanti, in momenti particolari per la vita del vulcano. Ad esempio, in occasione dello sciame passato degli anni '80, o dei periodi di attività più intensi e più recenti, fino al 2022. Abbiamo ottenuto delle immagini che sono il valore di questi parametri in quelle finestre temporali. Abbiamo visto una variazione di questi parametri, che noi poi interpretiamo come apporto diverso di fluidi magmatici a diverse profondità. Quindi da una parte c'è l'aspetto metodologico, dall'altro c'è il fatto che è la prima volta che lo testiamo su un vulcano in Italia, ma direi anche al mondo. Abbiamo ricostruito alcuni episodi di presenza e risalita di corpi magmatici nelle profondità tra 6 e 3,5 chilometri. Questa pure è una novità, perché prima non erano mai stati visti questi magmi che migravano in questa zona al di sotto della superficie, dove poi avviene il sollevamento.

A tal proposito, nel vostro studio si parla di accumulo di fluidi da degassamento a 2,5 – 3,5 chilometri di profondità e di magma vero e proprio a 5 chilometri, cosa può dirci al riguardo?

Il magma inizialmente lo abbiamo trovato a 5 chilometri, ma negli anni più recenti, dopo il 2019 e fino al 2022, si posiziona anche più superficialmente. Intorno ai 3 chilometri e mezzo. Chiaramente non il magma inteso come un pentolone di lava bollente, ma come un'infiltrazione di una certa quantità di fluidi all'interno di un volume che rimane comunque solido

Dunque non parliamo del vero serbatoio, che sta più giù, a 5 km

Esatto, lì c'è una zona più grande che ospita il maggior volume di fluidi

Campi Flegrei. Credit: INGV
Campi Flegrei. Credit: INGV

Cosa ci dice questa evoluzione che voi avete osservato nel corso del tempo sul rischio di eruzione?

Chiaramente queste osservazioni che noi abbiamo fatto si basano sui dati fino a 2022, per cui non sappiamo quello che è avvenuto nell'ultimo anno e mezzo. Lo stiamo preparando, ma ancora non è definito. Quello che abbiamo ricostruito è che questo apporto di fluidi magmatici si è intensificato nel 2019. Per cui, sostanzialmente, quattro anni fa. Questi episodi di sollevamento e sismicità all'interno delle caldere – come noi le chiamiamo, supervulcani compositi di centri sparsi nel territorio e non in unico cono come invece è il Vesuvio – sono generati dalla iniezione di magma nella crosta superiore. Che però nella maggior parte delle volte resta in profondità. Diciamo che poi risalga ulteriormente è una condizione successiva, ma non una necessaria. Il magma si imposta e può rimanere lì e iniziare a raffreddarsi e a degassare.

La dottoressa Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’INGV, ha recentemente affermato che non ci sono segnali di eruzione imminente. Quanto potrebbe essere risalito il magma in superficie rispetto ai risultati del vostro studio, alla luce della sequenza di eventi più recente?

Io penso che siamo ancora attorno a quelle profondità. Stiamo ipotizzando che potrebbe spostarsi un po' lateralmente, che da 5 chilometri potrebbero essere risaliti altri fluidi, ma più o meno siamo sempre attorno a 3,5 chilometri. Chiaramente più i magmi si avvicinano alla superficie, più i sintomi diventano visibili. Parliamo di sollevamenti più pronunciati e localizzati, sismicità molto più concentrata. Quindi sono tutti quei sintomi che sono collegati ai protocolli di sicurezza.

Ad esempio è stato comunicato che il sollevamento del suolo è stato di ben 2,5 centimetri nell'ultimo mese, contro una media di 1 centimetro

Sì, esatto. Va detto pure che mentre noi stiamo preparando l'aggiornamento di questo modello fino a tutto il 2023, sostanzialmente, portarlo fino a ieri, oggi, è un po' più complesso. Siccome noi usiamo i terremoti per generare questi modelli, chiaramente man mano che avvengono ci permettono di definire modelli. Però è sempre un calcolo complicato, per cui non riusciamo a farlo in tempo reale. Questa è la speranza per il futuro.

La caldera dei Campi Flegrei. Credit: INGV
La caldera dei Campi Flegrei. Credit: INGV

Quanto è pericoloso il magma che si avvicina alla superficie? È possibile prevedere in qualche modo il punto dove potrebbe sgorgare la lava in caso di eruzione? Viene in mente il recente caso del vulcano in Islanda, in cui avevano previsto l'eruzione a ridosso del centro abitato di Grindavik dove poi si è effettivamente verificata

Previsioni legate alla possibilità di fuoriuscita reale sono in qualche modo da fare in funzione di sintomi che adesso non vediamo. Se ci fossero sollevamenti concentrati in una zona rispetto a un'altra, o una deformazione sismica, terremoti che diventano via via sempre più superficiali per testimoniare il magma che risale, allora noi potremmo localizzare meglio una eventuale fonte. Così è stato nell'ultima eruzione del Monte Nuovo in epoca storica. Ci sono stati dei fenomeni superficiali molto concentrati in alcune zone. Quello è un po' il nostro riferimento. Però oggi siamo ancora a dinamiche classiche di qualcosa che avviene in serbatoi profondi.

A proposito dell'attività sismica, la popolazione continua ad avvertire sequenze di terremoti. Ce ne sono stati circa 200 nell'ultima settimana. Prevedete che possano generarsi eventi sismici più forti nell'area? Come vengono influenzati i flussi magmatici dalle scosse di terremoto?

Sono domande molto complicate. A livello di magnitudo dei terremoti, finora quella che abbiamo registrato strumentalmente negli ultimi decenni è sostanzialmente simile a quella delle scosse più forti che sono avvenute ora. È chiaro che se poi fosse di 4.2 o 4.3 invece di 3.9 o 4, a livello di dimensione delle strutture che si muovono non ci sarebbe una differenza significativa. Qualora osservassimo eventi più forti – che in genere sono anche leggermente po' più profondi, questo è abbastanza classico e normale -, molto superficiali e più forti di quella magnitudo, allora potremmo fare qualche ragionamento diverso. Per ora ci assestiamo su questa situazione.

Questi terremoti possono avere un impatto sulla risalita del magma? Possono aumentare i rischi?

Sì, ma tendenzialmente porterei a pensare che sia il contrario. Nel senso che sono i movimenti del magma che generano degli sforzi. La zona dove c'è il magma è probabilmente più duttile, per cui non genera necessariamente sismicità, ma solo sollevamento e deformazione. Ai margini di questa zona che si deforma, la genesi dei terremoti io la vedrei come un effetto di questa deformazione generale e risalita, piuttosto che come una eventuale causa.

In merito al bradisismo, il centro storico di Pozzuoli si è sollevato di 25 centimetri dal 2023, 7 dei quali solo nell'ultimo anno. Quindi è abbastanza. C'è un livello che voi considerate da attenzionare? Vi aspettate possibili sollevamenti di metri come quelli delle crisi bradisismiche precedenti degli anni 70 – 80?

Quelli sono i rifermenti. Noi facciamo riferimento a quei sollevamenti che abbiamo già visto in passato, almeno fino a quando questi sollevamenti sono collegati a una sorgente un po' più profonda, nello stile che osserviamo oggi. Mentre se verificassimo dei sollevamenti molto più accentuati di quelli in alcune zone, potrebbero già far parte dei sintomi di cui parlavamo prima.

C'è un momento in cui potete dire: “Ok, adesso c'è il rischio di eruzione vera e propria”? Quali sono i parametri che farebbero scattare l'allerta?

Sono questi di cui parliamo: variazioni del livello del sollevamento, sismicità, variazione di altri parametri geochimici. Fanno parte di protocolli che sono legati a scenari di riferimento definiti precedentemente insieme alla Protezione Civile. Rifacendosi a questi scenari ci si aspetta di osservare delle cose. Quindi c'è una matrice che, nel momento in cui viene sorpassato qualche valore, porta a cambiare i livelli di attenzione. Però si fa riferimento a uno scenario che è un evento probabile. C'è un insieme di eventi possibili.

Al momento comunque si può stare tranquilli, dato che la Commissione Grandi Rischi ha mantenuto l'allerta gialla, dopo l'ultima analisi dei dati. Non ci sono novità e non si è passati a quella arancione

Sì, se ne occupano loro direttamente

Quand'è che pensate di pubblicare i risultati aggiornati del vostro studio, integrando il modello con i dati più recenti sui Campi Flegrei?

Ci stiamo lavorando. Il lavoro è quasi terminato almeno fino alla fine del 2023. Dobbiamo finire la scrittura e aspettare il solito processo di revisione. Per cui io mi aspetto che qualche mese ancora serva

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