Sono la lotta alla mafia e lo sport e la storia le tracce ufficiali del tema di attualità alla prima prova dell'Esame di Maturità 2019: diversamente dagli anni precedenti, in cui la tipologia del tema di carattere generale prevedeva soltanto una traccia, quest'anno sono due le tracce disponibili per chi sceglie il tema di carattere generale.

Per la prima traccia, si parte da un testo tratto dal discorso del prefetto Luigi Viana, in occasione del trentennale dalla morte del Prefetto Generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

La seconda traccia sul legame tra sport e storia parte da un brano del giornalista Cristiano Gatti, pubblicato originariamente su Il Giornale e relativo alla vittoria nel 1948 di Gino Bartali al Tour de France, arrivata in un momento complesso, successivo all'attentato a Palmiro Togliatti.

I plichi telematici del Miur sono stati consegnati da pochi minuti agli studenti, e tra le diverse tipologie per il tema di italiano l'elaborato di carattere generale è uno dei preferiti da parte dei maturandi.

Tracce prima prova Maturità 2019: testo del tema su Gino Bartali (traccia C2)

Ecco il testo consegnato agli studenti per il tema di attualità dedicato alla figura di Gino Bartali:

“Sono proprio orgoglioso: un mio caro amico, mio e di tutti quelli che seguono il ciclismo, ha vinto la corsa della vita, anche se è morto da un po’. Il suo nome non sta più scritto soltanto negli albi d’oro del Giro d’Italia e del Tour de France, ma viene inciso direttamente nella pietra viva della storia, la storia più alta e più nobile degli uomini giusti.

A Gerusalemme sono pronti a preparargli il posto con tutti i più sacri onori: la sua memoria brillerà come esempio, con il titolo di «Giusto tra le nazioni», nella lista santa dello Yad Vashem, il «mausoleo» della Shoah. Se ne parlava da anni, sembrava quasi che fosse finito tutto nella polverosa soffitta del tempo, ma finalmente il riconoscimento arriva, guarda caso proprio nelle giornate dei campionati mondiali lungo le strade della sua Firenze.

Questo mio amico, amico molto più e molto prima di tanta gente che ne ha amato il talento sportivo e la stoffa umana, è Gino Bartali. Per noi del Giro, Gino d’Italia. Come già tutti hanno letto nei libri e visto nelle fiction, il campione brontolone aveva un cuore grande e una fede profonda. Nell’autunno del 1943, non esitò un attimo a raccogliere l’invito del vescovo fiorentino Elia Della Costa. Il cardinale gli proponeva corse in bicicletta molto particolari e molto rischiose: doveva infilare nel telaio documenti falsi e consegnarli agli ebrei braccati dai fascisti, salvandoli dalla deportazione.

Per più di un anno, Gino pedalò a grande ritmo tra Firenze e Assisi, abbinando ai suoi allenamenti la missione suprema. Gli ebrei dell’epoca ne hanno sempre parlato come di un angelo salvatore, pronto a dare senza chiedere niente. Tra una spola e l’altra, Bartali nascose pure nelle sue cantine una famiglia intera, padre, madre e due figli. Proprio uno di questi ragazzi d’allora, Giorgio Goldenberg, non ha mai smesso di raccontare negli anni, assieme ad altri ebrei salvati, il ruolo e la generosità di Gino. E nessuno dimentica che ad un certo punto, nel luglio del ‘44, sugli strani allenamenti puntò gli occhi il famigerato Mario Carità, fondatore del reparto speciale nella repubblica di Salò, anche se grazie al cielo l’aguzzino non ebbe poi tempo per approfondire le indagini.

Gino uscì dalla guerra sano e salvo, avviandosi a rianimare con Coppi i depressi umori degli italiani. I nostri padri e i nostri nonni amano raccontare che Gino salvò persino l’Italia dalla rivoluzione bolscevica1 , vincendo un memorabile Tour, ma questo forse è attribuirgli un merito vagamente leggendario, benché i suoi trionfi fossero realmente serviti a seminare un poco di serenità e di spirito patriottico nell’esasperato clima di allora. Non sono ingigantite, non sono romanzate, sono tutte perfettamente vere le pedalate contro i razzisti, da grande gregario degli ebrei. Lui che parlava molto e di tutto, della questione parlava sempre a fatica. Ricorda il figlio Andrea, il vero curatore amorevole della grande memoria: «Io ho sempre saputo, papà però si raccomandava di non dire niente a nessuno, perché ripeteva sempre che il bene si fa ma non si dice, e sfruttare le disgrazie degli altri per farsi belli è da vigliacchi…». […] C’è chi dice che ne salvò cinquecento, chi seicento, chi mille. Sinceramente, il numero conta poco. Ne avesse salvato uno solo, non cambierebbe nulla: a meritare il grato riconoscimento è la sensibilità che portò un campione così famoso a rischiare la vita per gli ultimi della terra.”

da un articolo di Cristiano Gatti, pubblicato da “Il Giornale” (24/09/2013)

Il giornalista Cristiano Gatti racconta di Gino Bartali, grande campione di ciclismo, la cui storia personale e sportiva si è incrociata, almeno due volte, con eventi storici importanti e drammatici. Il campione ha ottenuto il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, grazie al suo coraggio che consentì, nel 1943, di salvare moltissimi ebrei, con la collaborazione del cardinale di Firenze.

Inoltre, una sua “mitica” vittoria al Tour de France del 1948 fu considerata da molti come uno dei fattori che contribuì a “calmare gli animi” dopo l’attentato a Togliatti. Quest’ultima affermazione è probabilmente non del tutto fondata, ma testimonia come lo sport abbia coinvolto in modo forte e profondo il popolo italiano, così come tutti i popoli del mondo. A conferma di ciò, molti regimi autoritari hanno spesso cercato di strumentalizzare le epiche imprese dei campioni per stimolare non solo il senso della patria, ma anche i nazionalismi.

A partire dal contenuto dell’articolo di Gatti e traendo spunto dalle tue conoscenze, letture ed esperienze, rifletti sul rapporto tra sport, storia e società. Puoi arricchire la tua riflessione con riferimenti a episodi significativi e personaggi di oggi e/o del passato. Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Prima prova Maturità, la traccia C2 svolta

La storia dello sport ci ha offerto sempre dei personaggi indimenticabili, e Gino Bartali è uno degli esempi più luminosi di questa storia in cui lo sport e gli eventi di attualità si incontrano. Bartali è soprannominato "Giusto tra le Nazioni" grazie al suo impegno profuso per salvare gli Ebrei durante il secondo conflitto mondiale.

Nato e cresciuto sotto l'egida fascista, dove tutto veniva strumentalizzato e reso oggetto di propaganda, Bartali non accettò di suonare il piffero della rivoluzione, rifiutando anche di iscriversi al partito fascista e in un certo senso "boicottandolo" proprio grazie al salvataggio di moltissimi ebrei. Utilizzando la scusa di doversi allenare, il ciclista riuscì a consegnare molti documenti agli ebrei e li aiutò a raggiungere il Sud Italia, già liberato, o la Svizzera.

Nel 1946 e nel 1948 Bartali vince il Giro d'Italia: si tratta di una vittoria sentita come collettiva, una vera e propria liberazione gioiosa dopo la liberazione dalla dittatura fascista. Il lavoro umanitario di Bartali restò segreto fino agli anni Ottanta. Non solo campione in bici, ma anche nella vita: Gino Bartali è un esempio lampante di come lo sport aiuti a crescere e a maturare, e favorisca l'integrazione e la cooperazione.

Tracce prima prova Maturità 2019: il testo del tema su Carlo Alberto Dalla Chiesa (traccia C1)

Ecco il testo consegnato agli studenti per il tema di attualità dedicato alla figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa:

«Quando trascorre un periodo così lungo da un fatto che, insieme a tanti altri, ha segnato la storia di un Paese, è opportuno e a volte necessario indicare a chi ci seguirà il profilo della persona di cui ricordiamo la figura e l'opera, il contributo che egli ha dato alla società ed alle istituzioni anche, se possibile, in una visione non meramente retrospettiva ma storica ed evolutiva, per stabilire il bilancio delle cose fatte e per mettere in campo le iniziative nuove, le cose che ancora restano da fare. […]

A questo proposito, ho fissa nella memoria una frase drammatica e che ancora oggi sconvolge per efficacia e simbolismo: "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti". Tutti ricordiamo queste parole che sono apparse nella mattinata del 4 settembre 1982 su di un cartello apposto nei pressi del luogo dove furono uccisi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo. […]

Ricordare la figura del Prefetto Dalla Chiesa è relativamente semplice. Integerrimo Ufficiale dei Carabinieri, dal carattere sicuro e determinato, eccelso professionista, investigatore di prim'ordine, autorevole guida per gli uomini, straordinario comandante. Un grande Servitore dello Stato, come Lui stesso amava definirsi. Tra le tante qualità che il Generale Dalla Chiesa possedeva, mi vorrei soffermare brevemente su una Sua dote speciale, che ho in qualche modo riscoperto grazie ad alcune letture della Sua biografia e che egli condivide con altri personaggi di grande spessore come, solo per citare i più noti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (naturalmente non dimenticando i tanti altri che, purtroppo, si sono immolati nella lotta alle mafie). Mi riferisco alle Sue intuizioni operative.

Il Generale Dalla Chiesa nel corso della Sua prestigiosa ed articolata carriera ha avuto idee brillanti e avveniristiche, illuminazioni concretizzate poi in progetti e strutture investigative che, in alcuni casi, ha fortemente voluto tanto da insistere, talora anche energicamente, con le stesse organizzazioni statuali centrali affinché venissero prontamente realizzati. […] Come diremmo oggi, è stato un uomo che ha saputo e voluto guardare avanti, ha valicato i confini della ritualità, ha oltrepassato il territorio della sterile prassi, ha immaginato nuovi scenari ed impieghi operativi ed ha innovato realizzando, anche grazie al Suo carisma ed alla Sua autorevolezza, modelli virtuosi e vincenti soprattutto nell'investigazione e nella repressione. Giunse a Palermo, nominato Prefetto di quella Provincia, il 30 aprile del 1982, lo stesso giorno, ci dicono le cronache, dell'uccisione di Pio La Torre1 .

Arriva in una città la cui comunità appare spaventata e ferita […]. Carlo Alberto Dalla Chiesa non si scoraggia e comincia a immaginare un nuovo modo di fare il Prefetto: scende sul territorio, dialoga con la gente, visita fabbriche, incontra gli studenti e gli operai. Parla di legalità, di socialità, di coesione, di fronte comune verso la criminalità e le prevaricazioni piccole e grandi. E parla di speranza nel futuro. Mostra la vicinanza dello Stato, e delle sue Istituzioni. Desidera che la Prefettura sia vista come un terminale di legalità, a sostegno della comunità e delle istituzioni sane che tale comunità rappresentano democraticamente. Ma non dimentica di essere un investigatore, ed accanto a questa attività comincia ad immaginare una figura innovativa di Prefetto che sia funzionario di governo ma che sia anche un coordinatore delle iniziative antimafia, uno stratega intelligente ed attento alle dinamiche criminali, anticipando di fatto le metodologie di ricerca dei flussi finanziari utilizzati dalla mafia. […] Concludo rievocando la speranza.

Credo che la speranza, sia pure nella declinazione dello sdegno, dello sconforto e nella dissociazione vera, già riappaia sul volto piangente dell'anonima donna palermitana che, il 5 settembre 1982, al termine della pubblica cerimonia funebre officiata dal Cardinale Pappalardo, si rivolse a Rita e Simona Dalla Chiesa, come da esse stesse riportato, per chiedere il loro perdono dicendo, “… non siamo stati noi.”

Carlo Alberto Dalla Chiesa, quindi, si inserisce a pieno titolo tra i Martiri dello Stato […] ovvero tra coloro che sono stati barbaramente uccisi da bieche menti e mani assassine ma il cui sacrificio è valso a dare un fulgido esempio di vita intensa, di fedeltà certa ed incrollabile nello Stato e nelle sue strutture democratiche e che rappresentano oggi, come ieri e come domani, il modello da emulare e da seguire, senza incertezze e senza indecisioni, nella lotta contro tutte le mafie e contro tutte le illegalità.»

Sono trascorsi quasi quaranta anni dall’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma i valori richiamati nel discorso di commemorazione sopra riportato rimangono di straordinaria attualità. Rifletti sulle tematiche che si evincono dal brano, traendo spunto dalle vicende narrate, dalle considerazioni in esso contenute e dalle tue letture, dalle tue conoscenze, dalle tue esperienze personali. Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Prima prova Maturità 2019, la traccia C1 svolta

Carlo Alberto Dalla Chiesa è un personaggio molto importante nella storia contemporanea del nostro Paese, per questo il prefetto Luigi Viana pronunciò per lui un discorso commemorativo il 3 settembre 2012, in occasione del trentennale dalla sua morte per mano mafiosa.

Nel 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa diventò prefetto di Palermo, con l'obiettivo di contrastare Cosa Nostra soprattutto in Sicilia; nello stesso anno egli fu assassinato insieme alla moglie e all'agente della scorta, e dopo pochi giorni fu appeso uno striscione con su scritto "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti".

Ma può la speranza morire? In realtà non è possibile: la speranza non muore mai. I grandi omicidi di mafia, se da un lato hanno indebolito lo Stato, dall'altro hanno rafforzato l'opinione pubblica nel riconoscere l'esistenza e la potenza criminale di queste organizzazioni, dando nuova linfa alla lotta contro il crimine organizzato.

Maturità 2019 prima prova: il tema di attualità

Il tema di attualità o di ordine generale è la traccia della tipologia C che uscirà alla prima prova, e di cui conosceremo i dettagli tra pochi minuti.

Si tratta della traccia che maggiormente offre agli studenti libertà di movimento e di spaziare tra diversi argomenti e materie. Si parte quasi sempre da una suggestione, ovvero nella maggior parte dei casi da una citazione che offre degli spunti di riflessione.

Il tema di attualità è uno dei preferiti dagli studenti, che hanno modo di mostrare le loro capacità e poter fare un discorso interdisciplinare; i rischi sono chiaramente quello di non capire qual è l'argomento dell'elaborato, oppure di andare fuori traccia.

Prima prova Maturità, qual era la traccia dell'anno scorso

Prima della nuova normativa sull'Esame di Stato, il tema di attualità apparteneva non alla tipologia C, bensì alla tipologia D. Nel 2018 l'argomento del tema di attualità è stato l'eguaglianza formale e sostanziale nella Costituzione, a partire proprio dall'articolo 3 della carta costituzionale italiana.