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26 Luglio 2022
15:07

Matteo, sordo dopo sospetta meningite, si laurea in Legge: “Grazie a chi mi ha deriso e ostacolato”

La storia di Matteo Martellone, 24enne di Ortucchio, in provincia de L’Aquila, che si è laureato in giurisprudenza, nonostante sia sordo profondo da quando ha 3 anni a causa di una sospetta meningite. La mamma a Fanpage.it: “Così dimostriamo a chi diceva che era limitato che non lo è”.
A cura di Ida Artiaco
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Matteo Martellone, 24enne di Ortucchio, in provincia de L'Aquila, in Abruzzo, si è laureato in giurisprudenza. Un traguardo comune a tanti giovani della sua età.

Ma quella di Matteo è una storia particolare: a causa di una sospetta meningite, è sordo profondo da quando ha 3 anni. Da allora la sua vita è in salita: pochi sanno che quando la sordità sopraggiunge prima dei 12 anni, c'è difficoltà nell'acquisizione del linguaggio e nel parlare. Matteo è tornato indietro vertiginosamente. Ma i suoi genitori non si sono mai arresi, fino a vedere realizzato il sogno del loro bambino: quello di laurearsi in giurisprudenza.

La storia di Matteo e della sospetta meningite

"Quel maledetto giorno, quando il mio angioletto aveva appena compiuto tre anni, un episodio infettivo si è trasformato in un dramma – ha raccontato a Fanpage.it la mamma di Matteo, Monica -. La corsa in ospedale, dopo due giorni senza sintomi gravi, un esame per diagnosticare la malattia che non viene mai fatto per evitare altri danni poiché, al suo arrivo, mio figlio era già abbastanza indebolito. Una scelta che, seppur fatta per proteggerlo da altre complicanze, crea una catena di errori. Lui era ipotonico a momenti alterni, febbre bassa e, sempre a momenti alterni, confusione mentale. Diagnosi: sepsi batterica, su carta, ma che nascondeva qualcosa di più grave . Sospetta meningite. Loro lo hanno curato come meningite. Confermato da altri medici di altri ospedali".

Poco dopo Matteo viene dimesso con la raccomandazione di  recarsi all'ospedale de L' Aquila per escludere focolai infettivi al cervello. "Noi però iniziamo a vedere qualcosa di strano, Matteo era più iperattivo, ripeteva, come un'automa, sempre e solo le stesse parole, senza un senso logico – ci dice ancora Monica -. Ci preoccupiamo, chiamiamo la pediatra ma ci scarica dicendoci che la nostra era solo ansia. Poi, decidiamo di provare da soli. Marco, mio marito, mentre Matteo gioca con una automobilina, getta a terra dietro le spalle e a sua insaputa un pentolone facendolo cadere. Fa un rumore assordante, Matteo non si gira. Disperazione, confusione, paura immensa. Matteo non sente, dico alla pediatra. Lei , quasi arrabbiata, mi dice che è impossibile".

Dopo varie visite all'ospedale dell'Aquila e poi al Bambino Gesù di Roma arriva la diagnosi: Matteo ha una ipoacusia neurosensoriale bilaterale profonda, maggiore di 120 decibel. "Neanche un aereo il mio bimbo avrebbe sentito – continua la mamma -. Protesi e logopedia. Ma non basta. Matteo non progredisce, i risultati non si vedono, non parla più, vocalizza soltanto". A quel punto, i genitori di Matteo decidono di procedere con l'impianto cocleare, per il quale servono due interventi dalla durata di 8 ore ciascuno.

I problemi a scuola e il bullismo

Matteo a 6 anni comincia ad andare a scuola, nonostante il parere contrario degli insegnanti. "La società lo ha discriminato, ha subito bullismo perché non parlava bene e veniva preso in giro", dice Monica, che ha anche scritto un libro intitolato "Il Figlio del silenzio" per raccontare la storia di suo figlio.

Ma Matteo e i genitori vanno avanti. "Dopo un percorso difficilissimo, abbandonato e deriso, con un sistema istituzionale assente, è riuscito a laurearsi in giurisprudenza. Può accadere che molte lauree, quando c'è la disabilità, vengano raggiunte attraverso esami preparati e semplificati. Così si arriva anche alla lode. Matteo ha fatto tutto da solo, senza dire di essere sordo, prendendo il voto che meritava. Questa laurea è diventata una cosa pubblica per fare capire che una persona sorda può fare tutto se viene riabilitata correttamente ma soprattutto per dimostrare a chi diceva che fosse limitato, che non lo è. Adesso sogna di tentare la strada della Magistratura. Ma lui sa che il mio motto, da sempre, è stato ed è: Tu sei intelligente e lo puoi fare", conclude Monica.

La tesi di laurea: "Sono un leone affamato"

Nella sua tesi, Matteo scrive: "Infine, un sentito ringraziamento va a me stesso per tutti i sacrifici svolti per arrivare a questo traguardo importante, ma anche a chi mi ha deriso e ostacolato, compresi i rappresentanti delle istituzioni, perché il vostro denigrarmi mi ha dato la forza di un leone affamato, mi ha dato la possibilità e la capacità di trasformare la rabbia in opportunità di coraggio, prima ai miei genitori e poi a me, e tutto ciò mi ha permesso di raggiungere obiettivi assolutamente eccellenti. Un grazie speciale, soprattutto al mio orecchio bionico, ai miei impianti cocleari, che sono la cosa più preziosa che indosso. A loro che mi permettono di sentire la vita, l'armonia dei suoni melodici, dandomi la possibilità di ascoltare le lezioni senza supporto di comunicazione, anche attraverso un monitor durante la pandemia".

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