Marito e moglie travolti e uccisi in bici, investitore patteggia pena sotto i 2 anni: era neopatentato

Si è chiusa con un patteggiamento la vicenda giudiziaria dell’incidente costato la vita a Marco Torcianti e Sara Ragni, travolti e uccisi mentre erano in bicicletta a Senigallia. Il giovane alla guida dell’auto, un ventenne di Cagli neopatentato, ha concordato una pena di un anno, nove mesi e dieci giorni di reclusione, con sospensione condizionale, oltre a un anno di sospensione della patente. La decisione è stata formalizzata oggi davanti al giudice dell’udienza preliminare di Ancona.
L’imputato era accusato di omicidio stradale plurimo aggravato dall’invasione di corsia e dalla guida in condizioni psicofisiche non idonee a garantire il controllo del veicolo. Secondo la ricostruzione, il ragazzo avrebbe perso il controllo della Mazda nelle prime ore del mattino del 13 agosto 2024, mentre rientrava dopo una notte trascorsa al mare, finendo contromano lungo la statale Adriatica.
A perdere la vita furono i coniugi Torcianti (lui 47 anni, e lei 36), residenti a Polverigi. Sposati da appena otto mesi, stavano pedalando insieme quando l’auto li investì in pieno. L’impatto fu fatale e per entrambi non ci fu nulla da fare. Gli accertamenti successivi esclusero l’assunzione di alcol o droghe da parte del conducente; l’ipotesi più accreditata resta quella di un colpo di sonno.
Il patteggiamento è stato reso possibile dopo il risarcimento dei familiari delle vittime e di due soggetti che si erano costituiti parte civile, il Fondo vittime della strada e la Fondazione Michele Scarponi.
Una scelta che ha consentito la definizione del procedimento con rito alternativo, ma che non ha attenuato il senso di amarezza dei parenti della coppia.
A esprimere con durezza questo sentimento è stato l’avvocato Alessio Stacchiotti, legale delle famiglie: “A fronte di due vite spezzate, la risposta sanzionatoria appare del tutto sproporzionata. Il profondo sgomento e il senso di mancata giustizia sono inevitabili”. Secondo il legale, le norme introdotte per rafforzare la tutela delle vittime della strada rischiano di tradursi, nei fatti, in pene minime, spesso sospese e prive di reale efficacia deterrente. Criticata in particolare la sospensione della patente limitata a un solo anno, nonostante la legge consenta una durata fino a cinque.
Le famiglie, ha ribadito Stacchiotti, “non chiedevano vendetta, ma una giustizia capace di riconoscere il valore delle vite di Marco e Sara. Questa sentenza non può essere accettata".