Ci sono uomini che si sono lasciati vincere dalla paura, altri hanno scelto la via del silenzio, qualcuno invece ha preferito pagare “il pizzo”. Poi ci sono storie come quelle di Mario Cavallaro, imprenditore siciliano di Belpasso, nel catanese, che ha scelto di alzare la testa e percorrere la strada che porta alla speranza e alla voglia di riscatto, ribellandosi alla mafia, in questa terra così bella, ma così martoriata dalla criminalità organizzata.

La storia di Mario Cavallaro

Inizia la sua attività da imprenditore nel 2001 e crea un’azienda edile nella zona industriale di Piano Tavola (frazione di Belpasso), dove possedeva un capannone. Nel corso degli anni si presentano sia le richieste estorsive, sia una serie di tentativi di mediazione per cercare di far lavorare persone di un determinato ambiente nella sua azienda. Dopo le denunce ai carabinieri iniziano una escalation di atti intimidatori: dall'uccisione dei cani, le ruote della macchina tagliate, le minacce nei confronti della madre e l’irruzione all'interno dell’azienda. Mario Cavallaro ha denunciato tutto, ogni minaccia e ha deciso di non nascondersi.

Dalle sue denunce sono stati avviati due processi: uno a Siracusa, a carico del clan Aparo-Trigilio e uno a Catania a carico del clan Santapaola-Ercolano. Nonostante 15 lunghi anni di violenze, minacce, paure e umiliazioni, l'imprenditore ha sempre denunciato tutto. Da una parte – ha detto Mario Cavallaro – lo Stato mi riconosce come persona utile per testimoniare ai processi di mafia, dall'altra parte, invece, lo stesso Stato mi attacca la Serit, da vittima di mafia a vittima dello Stato – continua Cavallaro.

Ai colleghi imprenditori è forte e chiaro il messaggio lanciato da Cavallaro: "Devi denunciare – afferma ai microfoni di Fanpage –  ti diranno sbirro, merda e tutte le cose più schifose di questo mondo ma non c’è altro modo per uscire da un sistema del genere".