Mamma e figlio fuggiti dall’Ucraina morti nel lago di Garda, gip rigetta archiviazione: il caso si riapre

La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto, Consuelo Pasquali, ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura e ha disposto ulteriori accertamenti sul drammatico annegamento di Hanna Shabratska e del figlio Oleksii, avvenuto il 16 luglio 2024 nel lago di Garda, a Riva del Garda. Hanna aveva 52 anni, il figlio 19, erano fuggiti dall'Ucraina. L’obiettivo delle indagini è stabilire quale ufficio della Provincia di Trento sia competente per la gestione e la sicurezza delle acque in quel tratto di lago.
Il punto in cui il torrente Varone si immette nel lago, in località Punta Lido, è ormai tristemente noto: pochi giorni dopo la tragedia, il 12 agosto dello stesso anno, perse la vita anche Tarandeep Singh, 27 anni, che si era tuffato per salvare un bambino in difficoltà. Sette mesi dopo la morte di madre e figlio, la Provincia di Trento ha istituito un divieto di balneazione proprio in quella zona.
Inizialmente, il procuratore di Rovereto, Fabrizio De Angelis, aveva aperto un fascicolo per fatti non costituenti reato e aveva chiesto l’archiviazione. Decisione contro la quale si era opposto il compagno della donna, assistito dagli avvocati Silvana Giancane e Federico Fava. La difesa ha depositato una memoria corredata da due video, realizzati grazie a una consulenza affidata al professor Maurizio Righetti, ingegnere dell’Università di Bolzano.
ùNei laboratori dell’ateneo, Righetti ha simulato il fenomeno della "corrente di densità", noto anche come effetto vortice: quando l’acqua fredda del torrente Varone (tra i 7 e i 15 gradi) incontra quella più calda del lago (23-26 gradi a luglio 2024), la corrente più densa precipita verso il fondo, trascinando con sé chiunque si trovi a contatto con essa. Questo meccanismo spiegherebbe gli annegamenti di madre e figlio oltre di quello del ventisettenne Singh.
L’avvocato Fava ha poi sollevato la questione delle responsabilità. Secondo la difesa, la Provincia di Trento potrebbe essere il soggetto titolare della sicurezza del tratto di lago, mentre il Comune di Riva del Garda avrebbe una responsabilità concorrente o sussidiaria, in quanto titolare del controllo del territorio e delle acque. La misura di divieto di balneazione, adottata sette mesi dopo la tragedia, fu emanata dal Servizio mobilità pubblica provinciale su segnalazione del Comune.
La gip Pasquali ha ritenuto fondate le questioni sollevate. Con il suo decreto ha ordinato l’iscrizione degli eventi nel registro delle notizie di reato, anziché in quello per fatti non costituenti reato, come inizialmente proposto dalla Procura, e ha disposto ulteriori accertamenti per determinare con precisione quale ufficio provinciale debba garantire la gestione e la sicurezza del lago, con l’obiettivo di prevenire simili tragedie in futuro.