"Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?". A chiederlo è Paolo Borsellino davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia; era il 1984 e il magistrato – che sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra otto anni più tardi – lamentava di avere la scorta solo la mattina per la carenza di autisti giudiziari. "Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare… Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera". E ancora: "Buona parte di noi non può essere accompagnato in ufficio di pomeriggio da macchine blindate perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi".

Borsellino: "Mole incredibile di processi. Abbiamo il PC, ma non funziona"

 

Paolo Borsellino in quell'audizione denunciò anche la mole di lavoro a cui era sottoposto: "Voglio sottolineare la gravità dei problemi di natura pratica che ogni giorno dobbiamo affrontare. Con la gestione dei processi di mole incredibile, è diventato indispensabile l'uso di attrezzature più moderne, come i computer: il pc è finalmente arrivato ma non sarà operativo se non tra qualche tempo, ci sono problemi gravi di installazione, è stato messo in un camerino. Deve servire per la gestione dell'enorme processo che stiamo portando avanti. E' indispensabile, c'è una mole di dati incredibile, il processo impegna ben quattro magistrati. Non bastano più le rubriche artigianali. Quanto al personale – proseguiva il magistrato – non si tratta solo di dattilografi e segretari di cui avremmo bisogno di aver garantita la presenza per tutta la giornata, non solo per la mattinata; ma mi riferisco anche agli autisti giudiziari: la mattina con strombazzamento di sirene la gran parte di noi viene accompagnata in ufficio dalle scorte ma il pomeriggio c'è una sola macchina blindata".

Le parole del giudice ucciso dalla mafia in via D'Amelio il 19 luglio del 1992 sono state per la prima volta desecretate, declassificate e depositate in un archivio digitalizzato confluito su un unico sito web all'interno del portale del Parlamento. E il tema della mole di lavoro dei magistrati è stato ripreso in conferenza stampa anche dal procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho: "In questi video vediamo un Paolo Borsellino arrabbiato, non ce la fa a portare avanti il lavoro, è troppo e il magistrato non riesce a gestire un numero di procedimenti troppo elevato. Quanto sarebbe necessario che la magistratura avesse la possibilità di curare la qualità, se vogliamo affrontare la mafia e la corruzione bisogna dedicarsi a tempo pieno e non si può rimanere sommersi".

La Commissione Parlamentare Antimafia desecreta 1.600 documenti

Sono in totale 1.600 i documenti consultabili risalenti al periodo dal 1963 al 2001. L'iniziativa è stata assunta dalla Commissione Parlamentare Antimafia, che all'unanimità ha deciso di desecretare atti e riordinare documenti dei lavori della stessa Commissione. Il presidente Nicola Morra ha illustrato nel corso di una conferenza stampa il nuovo sito istituzionale della commissione che, anche grazie a un motore di ricerca, permetterà a chiunque di consultare "carte" fondamentali della storia della Repubblica: "Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese", ha dichiarato Morra, presentando l'iniziativa in Senato. "Abbiamo ascoltato gli audio del 1984, registrati a Palermo, Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi. Non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Con la sua ironia tipica il magistrato dice "sono libero di essere ucciso, siamo quattro a dover essere portati ma abbiamo una sola auto blindata". Questi materiali che possono emotivamente risultare toccanti saranno messi nella disponibilità di tutti gli italiani". Morra ringrazia "Manfredi Borsellino e tutta la sua famiglia per aver potuto fare questa operazione".

Salvatore Borsellino: "Lo Stato ci restituisca l'agenda rossa di Paolo"

In concomitanza con la rimozione del segreto su migliaia di atti della Commissione Parlamentare Antimafia Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in una lettera ha lanciato dure accuse all'organo parlamentare. Parlando della celebre agenda rossa ha infatti scritto: "E' necessario che quella Agenda Rossa che è stata sottratta da mani di funzionari di uno stato deviato e che giace negli archivi grondanti sangue di qualche inaccessibile palazzo di Stato e non certo nel covo di criminali mafiosi venga restituita alla Memoria collettiva, alla Verità e la Giustizia". Il fratello del magistrato, che era stato invitato a Roma, ha reso nota la lettera durante la conferenza stampa per rendere noto il programma delle iniziative nel 27/mo anniversario della strage di Via D'Amelio, il 19 luglio 1992, quando con Borsellino vennero uccisi anche cinque agenti della polizia di Stato. "Ora, a ventisette anni di distanza – scrive Borsellino – io non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciate, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage vengano restituiti a me, ai suoi figli, all'Italia intera, ad uno ad uno. E' necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D'Amelio ma su tutte le stragi di stato che hanno marchiato a sangue il nostro paese".

Salvatore Borsellino ha quindi concluso: "Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione antimafia. Una cosa importante ma un pò diversa da quella desecretazione che aspettiamo da anni, che anche il ministro Bonafede aveva promesso proprio in via d'Amelio e che ancora non è arrivata. E' assurdo – ha concluso – che in un Paese come il nostro, che si è macchiato di tante stragi di Stato, ancora oggi ci siano questi segreti. Vuol dire che non si vuole arrivare alla verità, non ho altra risposta".