“Mafia-appalti tra le cause delle stragi del ’92”: i pm di Caltanissetta chiudono un filone delle indagini

"Indagine mafia-appalti sono concausa della strage Borsellino". Lo ha spiegato in Commissione antimafia il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca. E ha aggiunto: "Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D'Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci".
Eppure la procura di Caltanissetta ha chiesto di archiviare una tranche dell’indagine che riguarda la pista del dossier mafia e appalti perché dopo due anni di indagine il fascicolo è contro ignoti. Tra i mafiosi sospettati c'è anche chi nel frattempo è morto. Intanto, come spiega La Repubblica, però continuano gli accertamenti sul filone che riguarda il depistaggio dell’ex questore La Barbera e sulla massoneria deviata.
L’inchiesta su mafia appalti, su cui ha lavorato il pool di magistrati coordinato dal procuratore Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico, si baserebbe su certezze: "La gestione delle indagini su mafia e appalti è la concausa delle stragi di Capaci e di via d'Amelio". Il dossier “mafia e appalti” stava a cuore a entrambi i giudici e lavorandoci avevano disturbato interessi economici mafiosi. Nelle pagine di richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta gli inquirenti spiegano che il comportamento omissivi di alcuni colleghi avrebbe sovraesposto Falcone e Borsellino di fronte all’organizzazione mafiosa. Già durante le sue parole in Commissione antimafia a dicembre 2025 De Luca aveva precisato che "riteniamo che la gestione delle indagini su mafia e appalti presso la procura di Pietro Giammanco sia stata la concausa della strage Borsellino e anche di quella Falcone".
In commissione antimafia nel dicembre 2025 però De Luca aveva scartando la "traccia nera" come irrilevante. Trovando disaccordi nel mondo dell'antimafia come quella dell'ex collega Gian Carlo Caselli. Le indagini di Caltanissetta, iniziate nel 2022, avevano portato anche a indagare per favoreggiamento gli ex sostituti procuratori Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone. Secondo gli inquirenti, i due magistrati palermitani non avevano approfondito il filone "mafia e appalti" e in questo modo non avrebbero fermato cosa nostra. Sono in corso tutti gli accertamenti del caso. Qualsiasi caso decida la Procura a riguardo, il reato contestato a Natoli e Pignatone è prescritto.