Macellaio trovato impiccato a Faenza nel 2019, assolti i due imputati per omicidio: “Il fatto non sussiste”

Domenico Montanari, macellaio 64enne, fu trovato impiccato all'alba del 25 luglio 2019 nella bottega storica di Faenza della quale era contitolare. Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 17 giugno, la Corte d'Assise di Ravenna ha assolto entrambi gli imputati "perché il fatto non sussiste".
La Procura aveva chiesto l'ergastolo per il principale imputato, l'ex vigile urbano 57enne Gian Carlo Valgimigli. Ventidue anni di reclusione invece per il coimputato, il 33enne albanese Daniel Mullaliu, fratello dell'allora compagna del primo. I due erano accusati di omicidio aggravato in concorso.
Al momento del ritrovamento del cadavere l'ipotesi prevalente fu quella del suicidio, maturato in un contesto segnato da gravi difficoltà economiche e da una situazione di usura per la quale Valgimigli era già stato coinvolto giudiziariamente.
Il fascicolo per omicidio era decollato solo a dicembre 2022, quando Antonio Barra, un ex compagno di cella di Valgimigli (i due erano detenuti insieme nel carcere di Ferrara), scrisse alla Procura sostenendo che Montanari era stato ucciso.
La Procura aveva comunque chiesto l‘archiviazione, respinta dal giudice per le indagini preliminari che aveva disposto l'imputazione coatta. Per l'accusa Valgimigli avrebbe ucciso il macellaio "quando non c'era più niente da prendere" dopo averlo spolpato con prestiti usurari.
Le difese hanno invece contestato la solidità del teorema, definendo "confuse" le dichiarazioni di Barra e insistendo sugli accertamenti medico-legali, che indicavano un impiccamento suicidiario, e sul biglietto trovato nella bottega: "Non voglio né giornali né manifesti. Saluti a tutti, mi dispiace".
Per conoscere le ragioni che hanno portato i giudici a escludere la responsabilità dei due imputati bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, che avverrà entro novanta giorni.