L'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale su pazienti non contagiati da coronavirus rappresenta "un motivo di falso allarme comunicato in modo non verbale all'intera comunità ospedaliera". È il passaggio più critico riportato in una circolare diramata il 13 marzo scorso dalla direzione medica ospedaliera dell'Area Vasta 5 ai medici, infermieri e a tutti gli operatori sanitari degli ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto in una regione – le Marche – tra le più colpite dalla pandemia di covid-19: il 13 marzo, infatti, i casi positivi riscontrati con test del tampone erano già più di 700, con 36 decessi e 422 ricoverati, 85 dei quali in terapia intensiva.

La circolare invitava esplicitamente il personale sanitario a indossare guanti e mascherine protettive solo in presenza di pazienti a cui era già stato diagnosticato il coronavirus. In tutti gli altri casi l'uso dei DPI avrebbe rappresentato – testualmente – "un grave motivo di inappropriatezza nell'assistenza; un motivo di falso allarme comunicato in modo non verbale all'intera comunità ospedaliera; un grave danno per procurata carenza dei dispositivi, laddove fossero necessari e non più reperibili". Poche righe più in basso la direzione medica ospedaliera, con tanto ricorso a maiuscolo e neretto – scriveva che "tutto il personale per qualsiasi attività che comunque non comporti contatto CON IL PAZIENTE COVID-19 NON DEVE INDOSSARE MASCHERINE CHIRURGICHE". E infine: "Nel triage, durante la valutazione di un caso, ad un metro di distanza dal paziente, non vanno indossate mascherine chirurgiche". 

"Non indossate mascherine chirurgiche". La rabbia di medici e infermieri e le denunce dei sindacati

La circolare diramata dalla direzione medica ospedaliera di Ascoli Piceno ha suscitato preoccupazione in medici, infermieri e operatori socio sanitari impegnati nelle strutture ospedaliere della provincia di Ascoli Piceno. In molti hanno contestato l'invito esplicito a non generare un "falso allarme", come se non si fosse già da giorni in presenza di una pandemia, di un'emergenza sanitaria che in quei giorni stava avanzando esponenzialmente in tutta Italia: il 13 marzo nel nostro paese erano 17.660 i casi positivi e 1.266 i morti accertati, con un incremento di 250 unità in un solo giorno. Si era già di fronte a una situazione allarmante, ma non certo per colpa di medici, infermieri e Oss che indossavano le poche mascherine protettive disponibili per proteggersi e per tutelare i pazienti.

Del caso si sono quindi fatti carico i sindacati USB sanità e NurSind. Tra i primi a denunciare la circolare è stato Mauro Giuliani, responsabile marchigiano dell'Unione Sindacale di Base, che in una lettera inviata all'Asur Marche e al Presidente della Regione Luca Ceriscioli scriveva:

"Si è arrivati al paradosso di minacciare i Dipendenti che indossano le mascherine, non avendone, secondo l'Azienda il diritto, di procurato allarme, non aggiungiamo altro. Stessa situazione per il personale amministrativo front office e nelle accettazioni radiologiche. USB chiede pertanto a tutela dei lavoratori della sanità delle Marche e di tutta la popolazione che venga emendata, dall’ASUR, una direttiva chiara a tutela dei lavoratori e la dotazione per tutti i lavoratori dei DPI. Non è certo superfluo ricordare il particolare momento storico, l'emergenza che dobbiamo, tutti, affrontare, e che l'organizzazione Mondiale della Sanità ha elevato in data 11/03/2020 a pandemia e proprio in una situazione simile ci saremmo aspettati che l'operato della ASUR fosse il più rigoroso possibile, nulla lasciando al caso e, soprattutto, facesse sì che tutto il proprio personale nessuno escluso, anche quello, per così dire, non “in prima linea” nella lotta al virus, fosse comunque tutelato e gli fossero garantite quelle condizioni di sicurezza e salute che ci si deve necessariamente attendere dal gruppo dirigente".

L'USB ha inoltre presentato un esposto alle procure di tutta Italia denunciando la mancanza di mascherine protettive FFP2, FFP3 e chirurgiche, camici monouso impermeabili e occhiali, "anche fra i medici, gli infermieri gli Oss tecnici di radiologia ausiliari e del personale sanitario impegnati nei reparti di terapia intensiva e negli ospedali e servizi territoriali per affrontare emergenza Covid-19".

Anche Maurizio Pelosi, segretario territoriale NurSind Ascoli Piceno, ha presentato un esposto alla Procura di Ascoli tramite l'avvocato Patrizia Paolucci, denunciando come la circolare della direzione medica ospedaliera abbia "chiaramente inibito al personale infermieristico e OSS l’utilizzo di DPI, nello specifico delle mascherine chirurgiche e guanti in lattice. Tale comportamento costituisce non solo una violazione degli obblighi inerenti la prevenzione e la tutela fisica e psichica negli ambienti di lavoro. Di fatto, omettendo di assumere cautele contro gli infortuni sul lavoro", si aggrava "la situazione epidemiologica che affligge il nostro Paese in questo frangente".

La nuova circolare regionale: "Medici e infermieri indossino sempre i DPI"

Le proteste dei sindacati sono arrivate ben presto alla direzione dell'Asur Marche (Azienda Sanitaria Unica), che con una nuova circolare del 16 marzo ha diramato nuove direttive invitando di fatto tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari a indossare sempre i dispositivi di protezione individuale, a prescindere dalla diagnosi di covid-19 dei pazienti. La circolare regionale è arrivata tre giorni dopo quella emanata in provincia di Ascoli Piceno che interessava centinaia di professionisti sanitari.

In Italia oltre 10mila sanitari contagiati: grave un'infermiera di San Benedetto del Tronto

Ieri l'Istituto Superiore della Sanità ha reso noto che sono ormai 10.007 gli operatori sanitari contagiati da Covid-19. Tra loro – notizia di stamattina – c'è anche un'infermiera dell'ospedale di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) ricoverata nel reparto di rianimazione ed   intubata. La donna potrebbe aver contratto il coronavirus sul lavoro; nei giorni scorsi, riscontrando sintomi, era stata sottoposta a tre tamponi, tutti risultati negativi. Ieri sulla donna è stato effettuato il Lavaggio Bronchiolo-Alveolare nelle interstiziopatie polmonari e il broncoaspirato, che hanno restituito un risultato diversi rispetto ai test precedenti: l'infermiera è positiva al Covid-19. Un caso che non fa che confermare quanto sia importante dotare tempestivamente di dispositivi di protezione individuale medici, infermieri e Oss impegnati ogni giorno nell'emergenza.